Chiamiamola Shoah, non Olocausto

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David Spagnoletto
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Shoah, Storia

Chiamiamola Shoah, non Olocausto

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David Spagnoletto

Con il termine Shoah si indica lo sterminio del popolo ebraico durante la Seconda Guerra Mondiale. Termine che non va confuso con Olocausto, che dà l’idea di un sacrificio inevitabile.

Perché la Shoah non era inevitabile. Lo divenne quando si decise che il mondo era un posto migliore senza gli ebrei.

Un processo di progressiva emarginazione degli ebrei dalla società civile venne trasformato in una “soluzione finale”, dove nelle intenzioni dei carnefici il popolo ebraico doveva rimanere un ricordo della Storia.

In Germania tutto ebbe inizio nel 1935, quando le leggi razziali cavalcarono il sentimento d’odio e di ostilità contro gli ebrei, diventando la spia delle atrocità che avvennero negli anni successivi.

C’era ancora chi credeva che un paese non potesse uccidere i propri figli.

Poi arrivò il 1938 quando la “Notte dei cristalli” fece diventare evidente un odio, cui si era addirittura cercato di dare una base scientifica.

Ma c’era ancora chi credeva che un paese non potesse uccidere i propri figli.

Poi arrivò il 1942 quando la Conferenza di Wannsee pianificò a tavolino le deportazioni e l’uccisione del popolo ebraico nei campi di sterminio.

A quel punto nessuno aveva più dubbi: un paese poteva uccidere senza pietà i propri figli.

Poi arrivò il 1945, la Germania nazista vide infrangere la propria sete di potere, perdendo la guerra contro gli Alleati.

Un generale americano giunse in un campo di sterminio e invece che pensare al come e al perché un paese potesse aver ucciso i suoi figli; disse di filmare, fotografare e fornire più testimonianze possibili “perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”.

Quel genere era Dwight David Eisenhower, che nel 1953 divenne il 34esimo presidente degli Stati Uniti d’America.

Non chiamiamolo Olocausto. Chiamiamola Shoah. Perché l’uccisione di sei milioni di ebrei nelle camere gas era tutt’altro che inevitabile.

Non solo in sé, ma perché non accadde all’improvviso. La sua sistematicità venne pianificata negli anni.

E, quindi, chi voleva sapere, aveva saputo. Gli altri fecero finta di non giovare dell’assurda uccisione di un ebreo.

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