NAZA: cosa c’è dietro il film. Il nuovo position paper di Progetto Dreyfus
Nel 1894 il capitano Alfred Dreyfus fu condannato sulla base di un dossier segreto. I giudici lo lessero, la difesa no. Nessuno poteva verificare quei documenti, ma tutti erano certi che dicessero la verità. Non perché fossero convincenti, ma perché confermavano ciò che la Francia di allora era già disposta a credere.
Il nostro progetto porta quel nome per una ragione precisa. Non ricorda solo un’ingiustizia, ricorda un metodo: un’accusa diventa verità quando le prove sono invisibili e il pubblico ha già deciso.
Da settimane NAZA, il “documentario” di Yuval Abraham e Rachel Szor, è ovunque. Proiezioni, dibattiti, recensioni entusiaste, prime pagine. In Italia più che in qualsiasi altro paese. Il film accusa l’esercito israeliano di aver pianificato a tavolino la morte di civili a Gaza, e lo fa con la forza emotiva che solo il cinema sa avere.
Ma un film non è un’inchiesta, e un’accusa non è una prova ne certamente una sentenza. Per questo Progetto Dreyfus ha realizzato un position paper che prova a rispondere a una domanda semplice: è davvero come lo raccontano?
Nel documento analizziamo le fonti su cui si regge il film: testimonianze anonime, impossibili da verificare, di persone che si occupavano di intelligence e non avevano alcun potere decisionale sugli attacchi. Spieghiamo come funziona davvero la catena di comando dell’IDF e quali protocolli esistono per ridurre le vittime civili. Riportiamo, punto per punto, la replica ufficiale dell’esercito israeliano, che il film non ha mai chiesto.
Ci chiediamo anche perché questo film abbia avuto un palco che altri non hanno avuto. I documentari sul 7 ottobre, sulle vittime del Nova e sugli ostaggi non hanno conosciuto la stessa diffusione né lo stesso entusiasmo. Hamas quel giorno ha filmato i propri crimini con le bodycam. Israele ha scelto di non trasmettere quelle immagini, per rispetto delle vittime. Due pesi e due misure che dicono molto sul clima in cui NAZA viene accolto.
Non chiediamo a nessuno di non vedere NAZA. Chiediamo di vederlo sapendo cosa c’è dietro. La critica è il sale di ogni democrazia, anche per quella israeliana e italiana. Serve invece restituire al dubbio il posto che gli spetta: chiedersi chi parla, cosa sa davvero, che cosa il film omette. In una parola, chiedere di vedere il dossier. La propaganda che si presenta come verità documentata invece non può essere tollerata.
Centotrent’anni fa la verità su Dreyfus arrivò perché qualcuno si ostinò a fare domande. Vale ancora.
Il position paper che abbiamo realizzato è gratuito e pensato per tutti: studenti, insegnanti, giornalisti e chiunque voglia avere gli strumenti per rispondere nei dibattiti, a scuola, sui social. Scaricalo, leggilo e condividilo.
Scarica il position paper
NAZA – Cosa c’è dietro il film – Dreyfus paper_compressed

