Le Iene mandano in onda un nuovo servizio fazioso su Israele

La risposta di Progetto Dreyfus al servizio che sostiene solo le ragioni della causa palestinese

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David Samuel Bentura
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Debunking, Israele, Medio Oriente, pregiudizio antisraeliano

Le Iene mandano in onda un nuovo servizio fazioso su Israele

La risposta di Progetto Dreyfus al servizio che sostiene solo le ragioni della causa palestinese

Le Iene mandano in onda un nuovo servizio fazioso su Israele. Il 18 Maggio il programma televisivo “Le Iene” ha messo in onda un servizio dal titolo “Il nostro racconto della guerra tra Israele e Palestina”. Purtroppo, nonostante vi sia stima nei loro confronti per tutte le inchieste che svolgono, ci dispiace constatare quanto il servizio in oggetto è stato condotto in un’ottica faziosa, mirando a far empatizzare il pubblico con le ragioni della causa palestinese e non con una pace giusta tra Israele tutto il popolo palestinese.

Il servizio è stato costruito sapientemente attraverso il mix dei tanti servizi che nel corso degli anni che Le Iene hanno realizzato sul conflitto. Servizi che noi avevamo già commentato in passato e che hanno mostrato, come quello realizzato dalla Iena Nina Palmieri nel  2015, dal titolo “Gaza: la prigione con il cielo”, in cui venivano mostrate le ragioni solo di una delle due parti. Già nel 2009 la iena Luigi Pelazza aveva parlato dell’argomento ed il risultato è stato disastroso, non per Israele e le sue ragioni ma per la verità.

La nostra tesi si può dedurre dalle molte tecniche utilizzate, tra cui, una di quelle più limpide è l’utilizzo incessante di immagini in cui vengono mostrati bambini palestinesi sofferenti, ovviamente vittime innocenti dei disastri della guerra.

Occorre specificare innanzi tutto che molti di questi minori son vittime causate da errori nei lanci dei missili da parte di Hamas stesso ma soprattutto corre l’obbligo precisare che nel servizio non vengono mai citati (tolta una sola volta quando si intervista l’ufficiale donna israeliana) i luoghi da cui partono quei missili, ossia scuole e ospedali. Questo è il caso del dottore giordano intervistato: egli omette infatti di dire, volutamente, quale sia il reale motivo per il quale quell’edificio sia stato bombardato oltre che i vari metodi di comunicazione (sms, volantini, chiamate) che Israele adotta costantemente prima di bombardare un edificio per far allontanare gli abitanti per metterli in salvo.

La nostra indignazione è causata anche dal fatto che nel corso del servizio e più in generale degli spezzoni utilizzati nel montaggio, non viene mai descritto l’uso che fa Hamas dei civili, costruiti attraverso lo sfruttamento di bambini i quali molto spesso rimangono uccisi a causa di crolli oppure di come vengano vergognosamente utilizzati come scudi umani in barba a diverse leggi internazionali e ai diritti fondamentali dell’uomo. Anzi, Hamas viene definita come una comune “frangia estremista” palestinese e non un’organizzazione terroristica come hanno definito Unione Europea, Stati Uniti e Canada. Ma la cosa più grave in questo senso è l’equiparazione alle frange estremiste israeliane che hanno altre origini e background, elemento che aggiunge confusione nella mente del telespettatore e non contribuisce ad una corretta informazione sullo scenario.

Quello descritto, fatto con intenzione e lucidità, è un errore grave: Hamas è un’organizzazione terroristica e nel servizio non è mai stata mostrata una scena di un attentato compiuto, del lancio indiscriminato di missili contro le città israeliane (crimine di guerra), di accoltellamenti contro civili e militari, dell’incessante propaganda antisemita, dello statuto di Hamas che invoca l’uccisione degli ebrei e l’azzeramento della presenza ebraica e sionista in quei territori. Insomma, ci sarebbe stato molto da raccontare nel corso degli anni ma nulla.

Anche le immagini mostrate riguardo i missili lanciati da Hamas restituiscono una percezione fuorviante rispetto all’attuale arsenale attualmente in dotazione ai terroristi della Striscia di Gaza, molto più potenti, pericolosi, tecnologicamente più avanzati e dall’alto potenziale mortale di quelli mostrati che ormai sono stati superati. 

Residui dell’arsenale balistico di Hamas, ormai superato dalla dotazione di missili che raggiungono una gittata con un raggio fino a 250Km.

Sempre a proposito di bambini, l’organizzazione terroristica di Hamas, salita al potere con la violenza nel 2006 dopo il ritiro unilaterale di Israele dalla Striscia di Gaza per decisione dell’allora Primo Ministro Ariel Sharon, si occupa anche dell’educazione all’odio dei piccoli della Striscia, tenendo dei camp estivi , volti alla militarizzazione dei minori. Questo per rispondere alla domanda sollevata dalla voce fuori dal campo che chiedeva cosa ci si potesse aspettare da giovani che crescevano in contesti del genere. Come mai l’attenzione dei diversi inviati non si è mai soffermata su questa vergognosa pratica forza di catechizzazione al martirio dei giovani palestinesi? 

All’interno del servizio de Le Iene non viene mai approfondita la questione della terra e della sua storia: vengono intervistati più personaggi, ma mai nessuno afferma che molte di quelle terre, o furono comprate dall’Ottocento in poi, o furono vinte in guerre dove Israele è sempre stata aggredita da almeno 5 paesi arabi.

Durante i 30 minuti d’inchiesta vengono mostrati i tunnel, come luoghi di approvvigionamento e scambio beni di prima necessità per la popolazione popolazione. Due domande ci sono sorte spontanee:

  1. Perché ad un certo punto le riprese sono state vietate?
  2. Che interesse avrebbe Israele a distruggere dei tunnel che portano solo cibo e beni essenziali?

Che idea si può fare un telespettatore che poco conosce l’argomento, distratto per definizione? Che Israele è il mostro cattivo che non permette ai Palestinesi di approvvigionarsi nemmeno tramite i tunnel.

Per quanto riguarda poi il tema degli aiuti, citato in precedenza, non viene mai citato l’enorme contributo umanitario che Israele porta, sia in termini di beni di prima necessità e cibo, sia in termini di soccorso medico: numerosissimi palestinesi usufruiscono in maniera gratuita degli ospedali israeliani per il trattamento di numerose patologie. Questo aspetto rappresenta un importante elemento del processo di pace e del costante e quotidiano rapporto pacifico tra israeliani e palestinesi ma non è mai stato menzionato. Un vero peccato. Meglio mostrare – senza dare tutte le corrette informazioni di contesto – “cattivi” soldati israeliani che picchiano, arrestano e sparano contro i palestinesi. 

Soldati israeliani cercano di fermare un auto palestinese ma questa non si ferma al posto di blocco

Il servizio mostra infatti, in maniera del tutto faziosa, immagini di cariche della polizia, non mostrando mai la guerriglia e i danni scatenati dai manifestanti violenti palestinesi, che hanno ferito numerosi militari israeliani, il cui unico compito era sorvegliare e permettere a chiunque di poter frequentare i luoghi di culto in situazione pacifica, garantendo così libertà di culto. Quella stessa libertà di culto che è costantemente negata o messa a repentaglio nei siti ebraici presenti nei territori palestinesi come a Hebron.

L’inchiesta de Le Iene commette inoltre altri grossolani errori nell’individuazione di alcuni dei motivi del conflitto e nella definizione dei territori occupati: non viene mai citata la fine del Ramadan in cui da anni sono costanti gli atti di violenza da parte dei palestinesi, le mancate elezioni in Palestina elezioni che non si tengono dal 2006) oppure il totale autocontrollo che le autorità palestinesi hanno all’interno della striscia e di alcune zone della Cisgiordania da oltre 15 anni.

Infinite, il servizio termina in maniera equivocabile, affermando che la situazione dei due popoli sia la stessa omettendo che in Israele vivono oltre 1.5 milione di abitanti arabi, mentre nessun ebreo risiede nella striscia di Gaza. Un triste epilogo per una trasmissione che si promette di raccontare la verità ma che nei fatti si è prestata al gioco della propaganda di un gruppo terroristico. 

L’unico servizio valido realizzato da Le Iene sul conflitto tra israeliani e palestinesi nel corso degli anni, che ci teniamo a suggerirvi di vedere in quanto secondo noi restituisce una corretta e interessante fotografia su come vivono le due popolazioni una affianco all’altra è quello girato da Marco Maisano nel 2017. Per poterlo rivedere clicca qui sotto

Come vivono insieme ebrei e musulmani – 2017 (Le Iene)

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