Le Iene e le bugie su Gaza

Gianluca Pontecorvo
Gianluca PontecorvoVice Presidente Progetto Dreyfus
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Debunking

Le Iene e le bugie su Gaza

Debunking
Gianluca Pontecorvo
Gianluca PontecorvoVice Presidente Progetto Dreyfus

Le Iene - Gaza prigione a cielo aperto

Durante la puntata di ieri sera del programma Le Iene è andato in onda – per la seconda volta – un servizio che ci ha lasciati a dir poco delusi e sgomenti. Gli autori del programma in questione, in onda ormai da anni sulla rete Mediaset, hanno sempre dimostrato ottime capacità, esponendo alla luce del sole grandi scandali, problemi sociali e risolvendo diversi problemi non solo nel nostro paese. Quando invece si parla di Israele tutto cambia. Già nel 2009 la iena Luigi Pelazza aveva parlato dell’argomento ed il risultato è stato disastroso, non per Israele e le sue ragioni ma per la verità.

La iena Nina Palmieri a Settembre 2014 si è recata a Gaza, subito dopo l’ultima guerra tra Hamas e Israele, per raccontare la realtà degli abitanti della Striscia. Un servizio totalmente di parte che racconta solamente una versione della storia, omettendo la realtà che dall’altro lato del confine vivevano e vivono tutt’oggi anche i civili israeliani e che invece ha enfatizzato invece bugie ormai palesi a tutti.

Incredibilmente non una parola sul terrorismo di Hamas, la mancanza di diritti umani, sull’estremismo religioso. La nostra Nina non si è nemmeno accorta, mentre visitava una scuola locale, che gli insegnanti utilizzavano quel momento di formazione per propagandare odio anti-israeliano attraverso disegni sulla lavagna (minuto 00.25.23).

Come può un programma televisivo noto e autorevole come Le Iene ridursi a raccontare una storia in modo così parziale senza poi offrire alla controparte la possibilità di raccontare la sua versione? Ma vediamo nel dettaglio una selezione delle bugie che sono state raccontate nel corso del servizio:

1. La violazione della casa e le scritte sui muri
Le Iene - scritte in ebraico sui muri

Accompagnata da una coppia di ragazze, Nina viene portata all’interno di una casa che le sue guide dicono che fosse di loro proprietà prima della guerra e prima che l’esercito israeliano (IDF) ne prendesse possesso. Dopo l’ennesima storia straziante, una delle guide mostra sul muro una scritta in ebraico che descrive come “infamante”. Come potete vedere il significato è tutt’altro.

Le Iene - Scritte in ebraico sui muri 2

Basta infatti utilizzare banalmente Google Translate per capire che quelle disegnate sul muro non sono altro che indicazioni geografiche utilizzate dai militari quando hanno utilizzato lo stabile per ripararsi dagli spari dei cecchini di Hamas e per trovare riparo dai bombardamenti aerei.

2. Un mercato pieno di cibo

Le iene - mercato gaza
A Gaza sicuramente non si vive bene, nessuno lo mette in dubbio. Non ci sembra però questa una situazione in cui la gente muore di fame. Nel corso del servizio è un continuo vedere cisterne d’acqua, mercati pieni di ogni bene (prodotto a Gaza stessa o importato dall’Egitto) e persone che rispetto ai bambini che soffrono la fame e muoiono di malnutrizione nel Terzo Mondo sembrano stare relativamente in forma. Nessuno chiedeva che gli autori del servizio citassero gli aiuti umanitari che Israele offre alla popolazione civile e che fa passare dal valico di Kerem Shalom ma raccontare questo genere di storia corrisponde a favoleggiare.

3. I gazawi non possono uscire da Gaza perchè “Gaza è una prigione a cielo aperto”
Le Iene - Gaza prigione a cielo aperto

Scorrono immagini di volti di bambini che con i propri occhi grandi, pieni di speranza e sofferenza conquisterebbero anche un uomo dal cuore d’acciaio e anche chi vi scrive ha provato pena per quei poveri innocenti. Il servizio si conclude con tre ragazze con il velo, in compagnia di Nina sulla spiaggia di Gaza City, le quali mentre giocano con l’acqua del mare cercando di non bagnare il proprio velo, raccontano di non aver messo mai piede fuori dalla Striscia. Nessuno della loro famiglia lo ha potuto fare. Come mai? “E’ colpa dell’embargo imposto da Israele”. La risposta è chiara. Spiattellata cosi, in faccia al grande pubblico senza però raccontare delle decine e decine di attentati che i terroristi palestinesi hanno commesso nei confronti degli inermi civili israeliani. Tutto fa pensare ad una sadica e maligna volontà israeliana di voler segregare e maltrattare i “poveri palestinesi”.

Quanto vi abbiamo raccontato in questo articolo è evidentemente inconfutabile e comunque documentato. Siamo però ancora fiduciosi rispetto l’onestà e le grandi potenzialità che Le Iene hanno per questo invitiamo la loro redazione a raccontare in un nuovo servizio anche “l’altra campana”. Con i mezzi in loro possesso, Le Iene non hanno certo bisogno del nostro supporto ma nel caso in cui fosse necessario siamo disponibili ad accompagnarli in un nuovo viaggio per realizzare un servizio più giusto, anche per raccontare quanto fino ad oggi ancora non hanno mostrato.

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