Shavuot: dalla matzà al pane lievitato

50 giorni dopo Pesach il popolo ebraico celebra Shavuot, la festa del dono della Torah

Rav Scialom Bahbout
Rav Scialom BahboutRabbino capo di Venezia
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Ebraismo

Shavuot: dalla matzà al pane lievitato

50 giorni dopo Pesach il popolo ebraico celebra Shavuot, la festa del dono della Torah

Ebraismo
Rav Scialom Bahbout
Rav Scialom BahboutRabbino capo di Venezia

La Torah stabilisce che a partire dal primo giorno di Pèsach, festa delle matzot, si debbano contare sette settimane, per festeggiare il cinquantesimo giorno, una nuova festa, cui la Torah dà il nome di Shavuot, settimane. La festa è anche chiamata zeman matan toratenu, tempo del dono della Torah.

In effetti la festa è caratterizzata da vari aspetti: innanzi tutto non cade in un giorno preciso del mese, ma sette settimane dopo la festa di Pèsach, cosa che la rende dipendente dalla data in cui cade Pèsach. In tal modo si vogliono dare due messaggi:

1) il tempo in cui si deve ricevere la Torah non è legato a una determinata data del mese, perché la Torahà dovrebbe essere ricevuta quasi ex novo ogni giorno, secondo quanto è scritto: “In questo giorno (e non in quel giorno) arrivarono al deserto del Sinai (per ricevere la Torah)” . Ogni giorno quindi deve essere il giorno in cui si riceve la Torah

2) il collegamento con Pèsach, indica che la liberazione dalla schiavitù egiziana doveva essere completata dalla liberazione spirituale che è data appunto dall’accettazione della Torah, la legge divina. Un popolo senza legge non è completamente libero: la libertà di ognuno finisce laddove inizia quella del prossimo.

Inoltre al tempo in cui c’era il Tempio di Gerusalemme la festa era caratterizzata dalla presentazione di due pani che dovevano essere lievitati: mentre a Pèsach si dovevano mangiare e consumare solo azzime e tutti i sacrifici dovevano essere accompagnati solo da pane azzimo, a Shavuot dopo un periodo in cui il popolo si era via via preparato per ricevere la Torah, l’azzima poteva essere sostituita dal pane fermentato. La libertà dal giogo egiziano doveva essere accompagnata dal consumo della matzà come simbolo dell’acquisizione della propria semplicie e incontaminata identità, mentre finalmente a Shavuot si dovevavno presentare due pani fermentati simbolo dello sviluppo dell’identità attraverso le due tavole della legge.

Le due tavole rappresentano il contenuto che doveva avere l’identità: la libertà – cherut – era incisa – charut – sulle tavole della legge.

Il midrash afferma che il giorno in cui fu promulagata la Torah – il sei del mese ebraico chiamato Sivan – 49 giorni dopo Pèsach, era già stato stabilito al momento della Creazione del mondo. Infatti solo per il seso giorno della creazione nella Torah viene usato l’articolo determinativo: Yom HAShishì.

La libertà fisica e spirituale sono la condizione fondamentale che caratterizza l’essenza dell’uomo: senza libertà non esiste responsabilità, che è essenziale affinchè l’uomo possa esprimere la sua condizione e coè il fatto di essere stato creato bezèlem, cioè a immagine divina.

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