Oltre la Shoah, il massacro degli ebrei di Kielce

David Spagnoletto
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Storia

Oltre la Shoah, il massacro degli ebrei di Kielce

Storia
David Spagnoletto

Con il termine Shoah si identica il genocidio nei confronti del popolo ebraico perpetrato dalla Germania nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Quell’odio verso un popolo, la cui “colpa” è quella di rimanere fedele alle proprie osservanze e tradizioni però, non perse il suo fervore all’alba di un nuovo giorno.

I pogrom del Dopoguerra non smisero di colpire gli ebrei, né è prova il caso Kielce. Siamo al 4 luglio 1946. Il secondo conflitto mondiale è terminato da quasi un anno e nella città della Polonia centromeridionale si manifesta un’efferata violenza di civili su altri civili ebrei, che fino al 1939 erano un terzo della popolazione (24 mila persone) prima che i nazisti dichiarassero la città Judenrein, libera da ebrei.

Dopo la guerra torneranno solo in 200, numero che non può far pensare a un controesodo, ma un mero ritorno a casa di pochissimi uomini che avevano vissuto l’Inferno. Di questi, 42 verranno uccisi dai loro vicini di casa, in quello che prenderà il nome di caso Kielce.

Al loro rientro il clima per i sopravvissuti è ostile: all’antisemitismo si mischia un odio politico in funzione filosovietica, i cui capofila sono i comunisti polacchi. L’accusa storica dell’omicidio rituale trova la sua attualizzazione il primo luglio ’46, quando Henryk Blaszczyk, 8 anni sparisce dalla città, in cui fa ritorno dopo due giorni, raccontando di essere scappato da una palazzo abitato da ebrei che volevano ucciderlo per impastarne il sangue. In età adulta Blaszczyk confesserà di essersi inventato tutto, ma ormai ovviamente non serve a cancellare la brutale “ritorsione” dei suoi concittadini, che entrano nella palazzina interessata e fucilano 17 fra gli ebrei presenti. Gli altri che riescono a scappare sono linciati da una folla inferocita, sostenuta da un gruppo di minatori, davanti agli occhi delle forze dell’ordine che rimangono a guardare. Il bilancio finale è drammatico 42 ebrei uccisi e 80 feriti.

Il caso Kielce spinse molti degli ultimi ebrei rimasti a lasciare per sempre la Polonia, la loro terra d’origine, la loro casa.

Tratto da: www.ilfoglio.it/esteri/2016/10/02/news/il-caso-kielce-e-non-solo-la-shoah-oltre-la-shoah-104743/ di Daniel Mosseri

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