27 luglio 1980, quando il terrorismo palestinese uccise un 15enne ebreo ad Anversa

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David Spagnoletto
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Storia

27 luglio 1980, quando il terrorismo palestinese uccise un 15enne ebreo ad Anversa

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David Spagnoletto

Quaranta adolescenti sono appostati fuori un centro culturale. Provenienti da Gran Bretagna, Francia, Paesi Bassi, Austria e Belgio, i ragazzi, di età compresa tra i 10 e 15 anni, aspettano di salire sul pullman che li condurrà al campo estivo dopo un duro anno di scuola.

In molti stanno prestando più attenzione a come trascorreranno quei giorni di vacanza che alle raccomandazioni dei genitori. Una cosa normale a quell’età.

C’è chi ha lo zaino pieno di cibo per mangiarlo coi compagni, chi lo terrà tutto per sé perché vuole custodirlo per più giorni possibile.

C’è chi sta aspettando di capire dove sedersi sul pullman per essere vicino a quel determinato compagno e chi vuole vedere quale posto prenderà il suo primo amore.

Prima di salire, i quaranta adolescenti salutano i parenti, che colgono l’ultima occasione per dire di fare attenzione e di non fare giochi pericolosi.

I quaranta adolescenti salgono sul pullman, si divertono, i genitori sono alle spalle, così come i compiti che li hanno impegnati per mesi.

E così che sarebbe dovuto iniziare il campo estivo per 40 bambini ebrei. E invece la storia andò in maniera completamente diversa.

Perché in quel maledetto 27 luglio 1980, il terrorismo palestinese ribadì che essere ebreo era una colpa da pagare con la morte, a tutte le età.

Così due granate furono lanciate fuori il centro culturale Agoudath Israel di Anversa per mano palestinese, provocando la morte del 15enne parigino David Kohane e il ferimento di altre venti persone, di età compresa tra 8 e 27 anni, otto delle quali ricoverati in ospedale, tra cui una donna incinta, una ragazza belga di 13 anni con gravi lesioni cerebrali e due giovani, i fratelli Motti e Glejser Zevi, rispettivamente di 8 e 9 anni, che passavano davanti al centro al momento dell’attacco.

I due responsabili vennero arrestati a pochi giorni di distanza, entrambi con documenti falsi che riportavano lo stesso nome: Zayed Nasser.

Nasir Said Abdel Wahib finì in manette proprio lo stesso giorno dell’attentato, mentre Nihad Decla qualche giorno dopo.

Le indagini della polizia belga, che chiese l’aiuto di altre polizie occidentali, portarono a una pista riconducibile a Roma, dove una cellula terroristica avrebbe fatto base e a una donna giovane, che secondo lo stesso Nasir Said Abdel Wahib gli avrebbe fornito le due granate, la pistola carica e 18 proiettili in un albergo.

Nasir Said Abdel Wahib raccontò alla polizia belga l’incontro con la donna, che sarebbe dovuto avvenire con queste modalità in caso di difficoltà nel riconoscimento: lui avrebbe dovuto dire “Palestina” e la donna avrebbe dovuto rispondere “vittoria”.

Di Nasir Said Abdel Wahib si tornò a parlare dieci anni più tardi, quando il suo rilascio venne negoziato con quello della famiglia Houtekins sequestra nel 1987 da una cellula del terrorista palestinese Abu Nidal, secondo alcuni la mente dell’attentato del 27 luglio 1980 ad Anversa.

Anversa in cui solo un anno dopo (20 ottobre 1981), il terrorismo palestinese tornò a colpire gli ebrei, facendo esplodere un camion bomba davanti a una sinagoga della città.

Bambini in cerca di svago, persone che vogliono professare la religiose, per il terrorismo non c’è alcuna differenza quando a morire sono gli ebrei.

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