Svizzera, no al finanziamento del boicottaggio commerciale di Israele

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David Spagnoletto
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Svizzera, no al finanziamento del boicottaggio commerciale di Israele

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La Svizzera ha annunciato che non finanzierà alcuna campagna in favore del boicottaggio economico nei confronti di Israele. La Confederazione, secondo il Consiglio federale, non intende dare il proprio aiuto a ONG che incitano alla violenza e all’antisemitismo. Diversi esponenti di UDC, PPD e PLR hanno firmato una mozione in cui si chiede di non sovvenzionare attività, progetti e iniziative di organizzazioni che hanno implicazioni in azioni razziste, antisemite o di incitazione all’odio. Mozione in cui si legge che la Svizzera non sovvenzionerà alcuna campagna di boicottaggio dei prodotti made in Israel. Il governo di Berna, inoltre, ha fatto sapere che le organizzazioni partner verranno selezionate in base all’esperienza e al contributo verso uno specifico obiettivo. L’impegno del Paese sarà rivolto alla promozione della pace e del rispetto dei diritti fondamentali di tutte le parti in causa nel conflitto israelo-palestinese: il Consiglio federale si impegnerà per una pace negoziata, giusta e duratura.

Un provvedimento importante preso dalla Svizzera che fa seguito ai buoni propositivi di Gran Bretagna e Spagna. Nel Regno Unito sta andando avanti lo studio di proposta per rendere reato penale per enti pubblici, consigli comunali, amministrazioni locali, associazioni studentesche che ricevono finanziamenti pubblici; la propaganda contro i prodotti, beni e servizi che provengono da Israele. Secondo fonti del governo, le adesioni al movimento BDS potrebbero “minare le relazioni tra comunità, avvelenare e polarizzare il dibattito ed alimentare l’antisemitismo”.

Nel maggio scorso, un tribunale spagnolo ha condannato il boicottaggio contro Israele e reso vana una delibera approvata a inizio anno dal comune di Langreo (che si trova nel parte settentrionale del paese) in favore del boicottaggio di qualsiasi persona o azienda che sostenesse Israele, grazie alla causa aperta dall’ACOM.

Angel Mas, presidente dell’organizzazione, aveva commentato così il provvedimento al Jerusalem Post: “Per la prima volta una decisione della corte afferma che l’adesione di una città alla posizione BDS è discriminatoria e vìola i diritti umani per cui deve essere cancellata”.

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