La rete che collega terroristi e ONG legate al BDS

Terrorists in Suits: il report che svela chi favorisce il boicottaggio contro Israele

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Clara Salpietro
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BDS, Israele, Terrorismo

La rete che collega terroristi e ONG legate al BDS

Terrorists in Suits: il report che svela chi favorisce il boicottaggio contro Israele

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Clara Salpietro

BDS, ONG e terrorismo. Mustapha Awad, Muhammad Sawalha, Leila Khaled, Salah Khawaja, Khalida Jarrar, Shawan Jabarin, sono solo alcuni dei nomi di terroristi diventati figure di primo piano nelle ONG che delegittimano e favoriscono il boicottaggio contro Israele, nascondendo o minimizzando il loro passato terroristico. È quanto rivela il Ministero per gli Affari Strategici e la Diplomazia Pubblica (MSA) di Israele nel report “Terrorists in Suits”, pubblicato ai primi di Febbraio.

C’è di più, alcuni terroristi ancora oggi continuano a servire come membri all’interno di organizzazioni terroristiche. Ad esempio, si presentano come attivisti per i diritti umani, senza menzionare i loro legami con le organizzazioni terroristiche, i membri di ONG palestinesi, nordamericane e britanniche che delegittimano Israele.

Il Ministero israeliano nel corposo report, oltre a fare nomi e cognomi dei terroristi e di numerose ONG, spiega come Hamas e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP) hanno collocato con successo loro membri in posizioni di alto livello all’interno di ONG che promuovono il boicottaggio contro Israele come tattica aggiuntiva nel loro obiettivo finale di eliminare lo Stato di Israele. Si tratta di oltre 30 dei loro membri, 20 dei quali hanno scontato una pena detentiva, anche per omicidio.

Questi attivisti nascondono i legami con le organizzazioni terroristiche e questo spesso “ha portato – afferma il Ministero nel report – le autorità occidentali, specialmente in Europa, a considerare gli operatori terroristici precedenti e attuali e le ONG di cui fanno parte, come attori legittimi della società civile. In questo contesto, i parlamentari europei si sono incontrati con i terroristi condannati allo scopo di sostenere la liberazione dei prigionieri della sicurezza palestinese, compresi quelli condannati per terrorismo per aver ucciso civili”.

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“I tribunali israeliani – si legge documento – hanno stabilito che alcuni di questi operatori terroristici elencati nella presente relazione rappresentano una concreta minaccia alla sicurezza”.

Di fronte a questo rischio, lo Stato di Israele invita “i governi, le organizzazioni umanitarie internazionali, le fondazioni di beneficenza e le istituzioni finanziarie e bancarie mondiali:

– Ad esaminare le attività delle ONG impegnate a promuovere il programma delle organizzazioni terroristiche e garantire che non vi siano legami, né diretti né indiretti, tra queste ONG e le organizzazioni terroristiche designate, in particolare Hamas e il PFLP.

– A porre immediatamente fine a tutti i finanziamenti alle ONG legate a tali organizzazioni terroristiche e condurre esami approfonditi per garantire che i fondi concessi in passato non siano trasferiti a gruppi terroristici, conformemente alle convenzioni e alla legislazione in materia di prevenzione del finanziamento al terrorismo”.

È chiaro il messaggio che Israele rivolge ai governi mondiali ed è arrivato a questa conclusione dopo un’attenta analisi sul modus operandi – premeditato, coordinato e organizzato – delle organizzazioni terroristiche.

“Nella prima fase – scrive il Ministero per gli Affari Strategici e la Diplomazia Pubblica -, una analisi approfondita ha identificato 42 ONG leader su quasi 300 organizzazioni internazionali che promuovono la delegittimazione e la campagna BDS contro lo Stato di Israele. L’esame ha dimostrato che queste organizzazioni agiscono come una rete, con le varie ONG che lavorano in stretta collaborazione. Ora, questo rapporto rivela un ulteriore livello di legami – tra le organizzazioni terroristiche e le ONG dell’Autorità palestinese, della Striscia di Gaza, del Regno Unito, del Belgio, del Sudafrica e degli Stati Uniti. Questi legami si presentano in forme diverse: sotto forma di individui che sono attivi sia in una ONG che in un’organizzazione terroristica, sotto forma di campagne pubbliche congiunte e sotto forma di legami finanziari”.

In pratica le organizzazioni terroristiche cercano di ” mascherare” il loro obiettivo finale di eliminare lo Stato di Israele, nascondendosi dietro la facciata di ONG “legittime” a tutela dei diritti umani.

C’è anche un’altra tattica che viene messa in campo dalle organizzazioni terroristiche per attaccare lo Stato di Israele: sfruttare i valori occidentali. Questo deriva dalla loro consapevolezza che la società civile ha una “significativa capacità di influenzare i governi democratici”. Pertanto le organizzazioni terroristiche hanno adottato un nuovo approccio, alla base del quale c’è una campagna contro Israele nell’opinione pubblica e in ambito legislativo, sfruttando cinicamente e deliberatamente le ONG per i diritti umani percepite in Occidente come “legittime”. “Per quanto ci risulta – si legge ancora nel report – , le organizzazioni terroristiche sperano che, in questo modo, coopteranno la società civile per spingere i loro governi ad esercitare pressioni su Israele, con l’obiettivo di limitare la sua libertà d’azione militare ed economica”.

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Il report “Terrorists in Suits”, condotto dalla Divisione di Ricerca del Ministero israeliano, ha inoltre esaminato i legami finanziari e materiali tra le organizzazioni terroristiche e le ONG che promuovono campagne di delegittimazione e boicottaggio. Questi legami funzionano in entrambe le direzioni. Pertanto, gli operatori terroristici assistono le ONG nella raccolta di fondi, condividono le risorse umane e promuovono congiuntamente campagne pubbliche, conferenze, delegazioni ed eventi.

“Alcune ONG legate ad organizzazioni terroristiche – viene evidenziato dal Ministero israeliano – hanno ricevuto finanziamenti dai paesi europei e dalle istituzioni europee, sia nel passato che nel presente. Queste ONG sono finanziate anche da agenzie di aiuto che a loro volta sono finanziate da governi occidentali (cioè finanziamenti pubblici indiretti) e da fondazioni di beneficenza private. Secondo le nostre stime, alla luce dei legami tra le organizzazioni terroristiche e queste ONG, si teme che i fondi governativi e privati vengano trasferiti direttamente o indirettamente alle organizzazioni terroristiche”.

Di fronte a questo scenario, Il Ministero degli Affari Strategici intende pubblicare nel 2019 un ulteriore rapporto che “esaminerà i finanziamenti governativi diretti e indiretti, così come il finanziamento di organizzazioni umanitarie internazionali e fondazioni di beneficenza private, alle ONG discusse in questo studio e ad altre. Questo a seguito di uno studio recentemente pubblicato sui finanziamenti concessi dalle istituzioni dell’UE alle ONG che promuovono attività anti-Israele e la campagna BDS, stimati in milioni di euro ogni anno”.

Nel documento tra le diverse organizzazione collegate con Hamas e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP), vi è anche l’European Coordination of Committees and Associations for Palestine (ECCP), che opera a Bruxelles. Si tratta di una organizzazione ombrello per 42 ONG europee che promuovono la delegittimazione e il boicottaggio contro lo Stato di Israele. L’ECCP opera principalmente nell’ambito di istituzioni dell’Unione Europea. Promuove “campagne per il rilascio dei terroristi in carcere e ha finanziato con il proprio budget le attività dei membri del PFLP”.

Un’altra organizzazione è la Palestine Solidarity Campaign (PSC), una delle più importanti ONG del BDS e anti-Israele nel Regno Unito e in Europa, che lavora a stretto contatto con altre ONG per promuovere boicottaggi contro lo Stato di Israele. “L’ONG – scrive l’MSA di Israele – ha legami con gli operatori di Hamas come Muhammad Sawalha e Zaher Birawi, i suoi leader hanno incontrato Ismail Haniyeh quando è stato Primo Ministro di Hamas a Gaza, e mantiene stretti legami con il Palestinian Return Centre (PRC), il braccio organizzativo e di coordinamento di Hamas in Europa”.

Il rapporto si basa su una varietà di fonti, tra cui fonti online in inglese e arabo, così come gli account sui social media delle organizzazioni terroristiche, delle ONG promotrici di BDS e degli attivisti più importanti. Comprende anche informazioni pubblicate dall’Israel Security Agency (nota anche come Shin Bet), oltre a rinvii a giudizio e decisioni giudiziarie in casi di terrorismo e altre fonti di informazione affidabili.

Il report è stato pubblicato in diverse lingue e sarà inviato ai leader mondiali e agli attori finanziari internazionali al fine di combattere meglio le organizzazioni BDS.

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