Shoah, il festino nazista con l’uccisione di 200 ebrei

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Shoah, il festino nazista con l’uccisione di 200 ebrei

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La storia è costellata di momenti drammatici, di morti e di periodi terribili dove gli uomini sono stati costretti a commettere azioni indicibili. La storia, però, è anche costella di momenti drammatici, di morti e di periodi terribili dove gli uomini hanno scelto deliberatamente di uccidere e di sprigionare tutta la propria malvagità.

Malvagità che nella primavera del 1945 trovò casa nel castello della famiglia Thyssen, gotha del jet set e giganti dell’acciaio.

È la notte tra il 24 e il 25 marzo, la seconda guerra mondiale sta volgendo al termine. La Germania nazista sta implodendo ed è nella morsa degli eserciti americano e russo.

Nel castello di Rechnitz (Ungheria occidentale, oggi Austria) di proprietà di Margit Thyssen, divenuta la signora di von Batthyány, sta andando in scena un ricevimento dove le passioni non stanno avendo freni. Sesso, droghe e cibo danno tangibilità alle fantasie dei 30-40 ospiti, tra cui importanti personalità del partito nazista locale, delle SS, della Gestapo e della Gioventù hitleriana.

La festa durerà fino all’alba. Il lauto banchetto, però, ha un intermezzo spietato e barbaro. Non contenti delle prelibatezze di ogni genere presenti alla cena, attorno alla mezzanotte viene offerto un “diversivo”.

Il “diversivo” sono 200 ebrei ungheresi in stato di denutrizione e valutati come inabili al lavoro che, dopo esser stati caricati sui camion, arrivati al Kreuzstadel, un fienile raggiungibile a piedi dal castello, vengono fatti spogliare.

Franz Podezin, un membro della Gestapo e del partito nazista locale, riunisce in una stanza del castello una quindicina di ospiti e, dopo aver consegnato loro armi e munizioni, li esorta a “uccidere un paio di ebrei”.

Negli anni successivi non c’è menzione di una sola persona che si sia rifiutata. La quindicina di ospiti spara senza pietà, con un’efferatezza senza pari, uccidendo quasi tutti.

Dove quel quasi non è sinonimo di alcun sentimento umano, anzi: le 15-20 persone inizialmente risparmiate hanno il compito di seppellire i loro compagni uccisi. Poco dopo lo stesso Podezin assieme a Joachim Oldenburg, un membro locale del partito nazista, li uccide nel vicino mattatoio comunale.

Come se nulla fosse gli ospiti-assassini tornano a banchettare come se non avessero dato la morte a 200 persone. Come se uccidere a sangue freddo e senza alcun  motivo, che neanche la guerra può “giustificare”, fosse un divertimento tra le varie portate di una cena.

Questa è stata la Shoah, spietatezza e malvagità. E oggi c’è ancora chi la vuole banalizzare o addirittura negare.

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