Matthias Sindelar, il calciatore che non si piegò al Reich

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David Spagnoletto
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Storia

Matthias Sindelar, il calciatore che non si piegò al Reich

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Mattihas Sindelar è stato il più grande calciatore austriaco. Ma questa che vi stiamo per raccontare non è solo una storia di calcio. O meglio, è l’ennesima vicenda di uno sportivo, la cui vita, suo malgrado, è stata caratterizzata dall’interferenza della politica. Dove per politica, leggasi la spietata visione del mondo della Germania nazista.

Sindelar, classe 1903, è l’emblema della disubbidienza di quel regime che lo incolpava di essere ebreo. Non si piegò al Reich, non faceva parte di quegli austrici che il 12 marzo 1938 avevano salutato con favore l’Annessione. Il clima di festa che pervase gran parte dei viennesi non contagiò Sindelar, il calciatore ebreo che Hitler non poteva far sparire come se nulla fosse: troppo famoso e popolare e soprattutto simbolo di uno sport che i nazisti hanno sempre utilizzato a fini propagandistici.

A quel tempo forzare i limiti del presente poteva costare la vita. Sindelar ne era consapevole, soprattutto il 3 aprile 1938, quando si disputò l’ultima partita fra Austria e Germania, che in vista dei Mondiali di qualche settimana dopo avrebbe attinto dai rivali di giornata per rinforzare la propria nazionale.

Quel giorno, il Prater di Vienna era pronto a inchinarsi anche sportivamente alla Germania nazista. La squadra austriaca, orfana del suo storico ct Hugo Meisl, venne affidata a Sindelar che ne era contemporaneamente allenatore e giocatore.

La gara contro la Germania per Sindelar fu la sovrapposizione della poesia calcistica e del fervente coraggio: segnò il primo gol, non salutò i gerarchi nazisti come da copione e contribuì in maniera determinante alla vittoria finale (2-0). Nazisti che sopportarono l’affronto perché convinti che la “Carta velina”, nominato così per il suo fisico esile, avrebbe preso parte alla spedizione tedesca al Mondiale francese. Così non  andò: Sindelar non parteciperà per sua volontà alla manifestazione e la Germania cadrà al primo turno contro la Svizzera.

Il 23 gennaio successivo Sindelar venne trovato morto assieme alla sua compagna milanese Camilla Castagnola, un’infermiera ebrea conosciuta durante un ricovero per recuperare da un infortunio. La causa della loro morte è tinta dal mistero: la versione ufficiale recita monossido di carbonio uscito da una stufa difettosa, ma c’è chi ha sempre insinuato che dietro ci sia la lunga mano della Gestapo, che non mai indagato come avrebbe dovuto e ha seppellito i corpi in maniera frettolosa.

Come spesso accade per chi vuole combattere la concretezza del possibile, l’omaggio per Sindelar arriverà postumo: appena riconquistata la sovranità, il suo paese gli dedicherà un mausoleo nel cimitero centrale di Vienna.

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