La Rivolta del ghetto di Varsavia

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Storia

La Rivolta del ghetto di Varsavia

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Con “Rivolta del ghetto di Varsavia” si intende la ribellione compiuta dalla popolazione ebraica reclusa all’interno del ghetto della capitale polacca contro l’occupazione tedesca durante il secondo conflitto mondiale.

Ribellione avvenuta dal 19 aprile al 16 maggio 1943, in cui vennero uccisi circa 13mila ebrei per mano nazista in seguito alla repressione voluta dal Reich: 7mila vittime di esecuzioni all’interno del ghetto, 6.000 che morino in conseguenza di incendi o tra le macerie degli edifici distrutti.

A questi vanno aggiunte 6.929 persone che vennero deportate prima e uccise poi a Treblinka. Il ghetto venne interamente raso al suolo e i suoi 42.000 abitanti superstiti furono dispersi nei  vari campi di sterminio.

La rivolta del ghetto di Varsavia è divenuto uno degli emblemi della Seconda Guerra Mondiale e della feroce spietatezza della Germania nazista nella realizzazione della Soluzione Finale.

La ribellione ebbe inizio alle sei del mattino del 19 aprile, durante Pesach, la Pasqua ebraica, quando, una colonna di soldati tedeschi stava percorrendo via Nalewki e all’altezza dell’incrocio con via Gesia venne attaccata da spari, granate provenienti dalle finestre e bottiglie incendiarie.

I militari nazisti indietreggiarono e circa un’ora e mezza dopo lo Standartenführer Ferdinand von Sammern-Frankenegg informò il comandante del presidio, il Brigadeführer Jürgen Stroop, che non erano più presenti all’interno del ghetto.

Una delle prime testimonianze di questo episodio è raccontata nel 1946 in un piccolo libro redatto da Marek Edelman, vice comandante della rivolta.

“Il ghetto di Varsavia lotta” uscì quando ancora le parole Shoah e Olocausto non erano entrate nel linguaggio comune e il mondo civile non era ancora preparato a conoscere gli orrori commessi dalla Germania nazista e da chi le ha fornito quella rete di complicità che portò alla morte di sei milioni di persone.

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