La Brigata Ebraica e il ribaltamento della storia

David Elber
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Storia

La Brigata Ebraica e il ribaltamento della storia

Storia
David Elber
David Elber

Le vicende della Brigata Ebraica ritornano d’attualità, in Italia, ogni anno in occasione della giornata della Liberazione: il 25 Aprile. Purtroppo da diversi anni a questa parte, durante le sfilate commemorative del 25 aprile, la presenza dei rappresentanti della Brigata Ebraica con i suoi vessilli (dal 2017 medaglia d’oro al Valor Militare) e dei suoi pochi combattenti ancora in vita è sempre più messa in discussione fino ad episodi di veri e propri atti di aggressione fisica e verbale.

Ricostruiremo brevemente le vicende storiche della Brigata Ebraica e di come essa abbia contribuito alla liberazione dell’Italia dal fascismo e dall’occupazione tedesca. Contestualmente faremo luce su come si schierarono ebrei e arabi durante la Seconda Guerra Mondiale e quindi quali vessilli, oggi, abbiano la piena legittimità a sfilare nei cortei di liberazione.

La creazione della Brigata Ebraica.
Per comprendere il clima nel quale si diede avvio al reclutamento delle truppe ebraiche nell’esercito inglese, che nel 1944 portò alla costituzione della Brigata Ebraica, è opportuno citare una celebre frase di David Ben Gurion (futuro primo ministro dello Stato di Israele) allo scoppio della Seconda guerra mondiale:

“Combatteremo in guerra come se non ci fosse nessun Libro Bianco. Combatteremo il Libro Bianco come se non ci fosse nessuna guerra.”

Il Libro Bianco citato da Ben Gurion era quello redatto dal governo britannico nel 1939 e recava le disposizioni inglesi sul futuro del Mandato di Palestina: il tradimento delle disposizioni mandatarie tra cui il completo blocco dell’immigrazione ebraica in Palestina che fu causa indiretta della morte di migliaia di ebrei nelle camere a gas naziste. Nonostante questo voltafaccia, gli ebrei di Palestina erano consapevoli che i valori di libertà e democrazia li accomunava con lo schieramento alleato impegnato nella lotta contro la Germania e i suoi alleati. Quindi non ci fu nessuna esitazione: gli ebrei chiesero di essere arruolati per poter contribuire alla resistenza anti tedesca.

Inizialmente gli inglesi si mostrarono molto reticenti ad arruolare gli ebrei di Palestina. Poi dopo le prime sconfitte in nord Africa, gli inglesi bisognosi di soldati da schierare al fronte accettarono il reclutamento ebraico. Complessivamente gli ebrei arruolati nell’esercito inglese furono circa 28.000 la cui quasi totalità erano residenti palestinesi. Nel medesimo tempo come si comportarono gli arabi e la loro leadership? Ancora prima dello scoppio della guerra diedero l’avvio a una ribellione anti inglese che costò la vita a migliaia di persone. Il loro leader, il Gran Muftì di Gerusalemme Amin al-Husseini, si schierò apertamente a favore dei tedeschi organizzando ripetute insurrezioni in Palestina, in Iraq e in Siria. Poi, scappato dal Medio Oriente, prima in Italia poi in Germania continuò la sua attività in favore dell’Asse. Tra le sue attività, si può annoverare il reclutamento di circa 20.000 arabi del Medio Oriente e del nord Africa per formare una divisione – la “Free Arabian Legion” – inquadrata nella Wehrmacht (si veda l’insegna di figura 1).

Una volta giunto in Germania si dedicò, tra varie cose, al reclutamento di musulmani bosniaci da inquadrare nelle SS. Egli fu l’artefice, tra il 1943 e 44, della creazione della divisione Waffen-SS Handschar. La scelta di campo di arabi ed ebrei era chiara.

                                                       Figura 1

Il reclutamento degli ebrei palestinesi avvenne non senza difficoltà e reticenza da parte inglese. Infatti, inizialmente, gli inglesi autorizzarono l’arruolamento di volontari, del mandato britannico di Palestina nell’esercito di sua Maestà, a condizione che fosse accettato un numero uguale di ebrei e di arabi. L’ Agenzia Ebraica, perciò dovette cercare di reclutare un numero sufficiente di disoccupati arabi come volontari in modo che corrispondessero al numero di volontari ebrei (molto numerosi), in taluni casi arrivarono ad offrire doni in denaro per arruolarne un numero sufficiente. La qualità delle reclute era, inevitabilmente, incredibilmente bassa, con un tasso di diserzione molto elevato tra le reclute arabe, tanto che alla fine la maggior parte delle unità fu formata in gran parte da ebrei.

Tra enormi difficoltà, nel nell’agosto 1942, il Palestine Regiment fu formato, anche se ancora afflitto dallo stesso reclutamento misto e dai relativi problemi di bassa qualità. Iniziò così un intenso addestramento in Egitto e poi in Libia con gli altri corpi dell’esercito britannico. Da parte ebraica si intensificarono pressioni sull’Alto Comando britannico per poter formare unità militari esclusivamente ebraiche al fine di essere impiegate anche in prima linea. La posizione inglese non cambiò per i due anni successivi, perciò gli ebrei si trovarono dislocati in differenti unità molto eterogenee: da unità di mulattieri, a unità ausiliarie di vari reggimenti fino a unità di ingegneri reali e un corpo medico della Royal Army. La svolta avvenne nell’agosto 1944: dopo una lunga trattativa tra le autorità ebraiche in Palestina e il governo britannico, gli inglesi acconsentirono a formare una brigata esclusivamente ebraica, costituita da 5.000 soldati. Agli ebrei della Terra di Israele si aggregarono ebrei provenienti da altre possedimenti inglesi: Canada, Sud Africa e Australia. Ad essi si aggiunsero perfino ebrei provenienti dalla Polonia e dall’Unione Sovietica. Il comando della brigata fu assunto dal Generale di origine canadese Ernest Frank Benjamin. Il proclama ufficiale del Ministero di Guerra britannico, del 20 settembre (inizio del capodanno ebraico) recitava:

“è stata presa la decisione di formare una brigata ebraica in vista di una sua partecipazione alle operazioni belliche. La brigata di fanteria si baserà sui battaglioni ebraici del reggimento palestinese”.

Era nata ufficialmente la Brigata Ebraica. La figura 2 ne mostra le insegne.

Figura 2

Dopo un periodo di addestramento in Egitto e Cirenaica, la Brigata Ebraica fu imbarcata su due navi dirette in Italia (sbarcò a Taranto). Fu integrata nell’VIII Armata britannica. Il 27 marzo 1945, insieme al Gruppo di Combattimento “Friuli” del rinato esercito italiano, fu tra l’altro protagonista dello sfondamento della linea Gotica nella vallata del Senio, nei pressi di Riolo dei Bagni. Complessivamente, la Brigata combatté nel nostro paese dal 3 marzo al 25 aprile 1945, con una perdita di 38 morti e 70 feriti. Nel cimitero di Piangipane di Ravenna sono stati seppelliti i corpi dei loro caduti (complessivamente gli ebrei morti tra le fila dell’esercito britannico furono 700).

Finiti i combattimenti, dopo il 25 aprile, i soldati della Brigata Ebraica, furono protagonisti di un importante azione svolta a favore degli sfollati italiani, allestendo centri di rifugio per civili, fornendo generi di prima necessità e aiutando la popolazione civile in difficoltà. Successivamente la Brigata fu dislocata (dopo una breve parentesi a Tarvisio) in Belgio e in Olanda, dove si dedicarono al recupero della dignità della vita attraverso il soccorso fisico, educativo e morale dei sopravvissuti ai lager, attuando un’operazione ante litteram di “search and rescue” destinata soprattutto nei confronti degli ex deportati ebrei. Per il sostegno dato ai profughi ebrei che volevano raggiungere la Palestina, la Brigata si scontrò con i comandi britannici. Nel luglio del 1946 il governo inglese decise di procedere al suo disarmo, alla sua smobilitazione e al rimpatrio nei Paesi d’origine.

Per tornare all’attualità delle manifestazioni per il 25 aprile, dopo questa breve disamina storica, non si può non evidenziare il ribaltamento storico operato da molte componenti dell’organizzazione della sfilata che permettono alle insegne di chi era alleato dei nazisti di sfilare con i liberatori e impediscono, invece, a quelle che vi si opposero e li sconfissero, liberando l’Italia, di potere partecipare.

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