Rotoli del Mar Morto, la scoperta dei ricercatori

Redazione
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Cultura

Rotoli del Mar Morto, la scoperta dei ricercatori

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I Rotoli del Mar Morto sono testi che risalgono al periodo del Secondo Tempio di Gerusalemme e comprendono molti testi biblici scritti per lo più in ebraico, altri in dialetti aramaici e altri ancora – pochi – in greco.

Sono manoscritti che rappresentano le più antiche copie di testi della Bibbia ebraica rinvenute fino a oggi e sono formati da circa 900 documenti, rinvenuti tra il 1947 e il 1956 in undici grotte dentro e in prossimità di Qumran, vicino la riva nord-occidentale del Mar Morto.

I ricercatori dell’Università di Haifa, dopo anni di intensi studi, hanno dichiarato di essere riusciti a decifrarne (quasi) l’intero contenuto: si tratta di testi biblico-religiosi, civili, ed epigrafici, ma soprattutto un calendario di 364 giorni che hanno svelato festività non conosciute fino a oggi.

La preziosa scoperta sarà determinante nella conoscenza della storia e della cultura degli Esseni: la comunità ebraica che visse a Qumran prima che la città venisse rasa al suolo nel 68 a.C. dai romani e probabili autori-collettori di queste pergamene e papiri.

Comunità ebraica che viveva in isolamento e scelse proprio la zona appartata di Qumran per mettere radici.

In un’intervista del febbraio 2017, Simone Venturini, docente di Scienze bibliche presso l’Università della Santa Croce di Roma e officiale presso l’Archivio segreto vaticano, aveva commentato l’importanza della scoperta di una 12cesima grotta di Qumran perché dimostrava:

“Come la comunità degli esseni che viveva sulla terrazza rocciosa proprio al di sopra delle grotte fosse straordinariamente attiva e che produsse una gran quantità di documenti, molti dei quali probabilmente sono ancora da trovare”.

Attualmente l’area è parco nazionale controllato da Israele: non si ha la possibilità di visitare le grotte che custodivano questi manoscritti, che sono vedibili esclusivamente da determinati punti di osservazione.

I Rotoli del Mar Morto, però, sono visibili presso il museo archeologico di Gerusalemme (e in piccolissima parte presso il museo di Amman, in Giordania).

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