Vicenza cancella l’eccidio nazifascista

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Il comune di Vicenza ha deciso di cancellare la storia, con un sapiente colpo di spugna che confonde vittime e carnefici e annacqua i fatti dentro una presunta memoria condivisa.

La Giunta di destra (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e liste civiche) che guida la città ha spiegato cosa ha spinto l’Amministrazione a cambiare una lapide in ricordo di un terribile eccidio nazista avvenuto in Italia 9 novembre 1944.

Il vice-sindaco di Vicenza, Matteo Tosetto, di professione immobiliarista, ha dichiarato che si tratta di una “correzione” del testo sulla lapide, su cui non compariranno più due parole che hanno sempre racchiuso un significato profondo: “nazifascisti” e “Resistenza”, sostituiti “da truppe di occupazione” e “Costituzione”.

Ossia gli autori materiali della strage e il termine che rappresenta al meglio il coraggio di chi tra il 1943 e il 1945 ha combattuto per la libertà di un paese, che oggi gli svolta le spalle. Non è stato sufficiente rischiare la propria vita per salvare quella altrui, oggi il comune di Vicenza ha equiparato le vittime e i carnefici.

E l’ha fatto con le giustificazioni mascherate del sindaco e del suo vice. Vincenzo Rucco ha definito l’operazione “nel rispetto di tutte le vittime”, che però sono da una parte sola. Matteo Tosetto, invece, ha invocato addirittura quella libertà che sta negando a chi gli ha permesso di viverla:

“Non ci accapigliamo su chi abbia più titolo per parlare di libertà, che invece ha un valore assoluto”.

Cosa accadde quel 9 novembre di 74 anni fa? Un gruppo di partigiani fece saltare un ponte ferroviario che serviva a trasportare truppe tedesche: nessuna vittima e un solo ferito. La vendetta portò alla morte di dieci giovani detenuti nel carcere, fucilati per rappresaglia.

Partigiani o sospettati di esserlo non ebbe alcuna rilevanza, l’importante era uccidere chi Resisteva per la libertà di un paese che decenni dopo è diventa un valore da calpestare.

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