A Trieste la propaganda palestinese calpesta la storia

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David Spagnoletto
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A Trieste la propaganda palestinese calpesta la storia

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A Trieste non cessano le polemiche attorno alla targa in Piazza Unità che ricorda la proclamazione delle leggi razziali.

Targa accanto a cui il Comitato Danilo Dolci voleva celebrare la Giornata di solidarietà con il popolo palestinese, ritenuta “simbolo della barbarie razzista”. L’iniziativa è stata assai poco gradita dalla Comunità Ebraica di Trieste, che in maniera simbolica si è messa a protezione della targa, ritenendo la scelta del Comitato “provocatoria e inaccettabile”.

Come spesso accade in Italia si discute troppo intorno alle opinioni e non sui fatti in sé.

Torniamo indietro nel tempo e fermiamoci al 18 settembre 1938.

In quella data, Benito Mussolini si reca in visita a Trieste e dal balcone del Municipio in Piazza Unità d’Italia legge per la prima volta le leggi razziali, un insieme di provvedimenti legislativi e amministrativi prevalentemente contro le persone di religione ebraica, applicate in Italia fino al 1944 prima dal regime fascista e poi dalla Repubblica Sociale Italiana.

Secondo legislazione fascista era ebreo chi era nato da: entrambi i genitori ebrei, da un ebreo e da una straniera, da una madre ebrea e padre sconosciuto e chiunque professasse la religione ebraica.

Dal 1938 al 1944 agli ebrei era proibito esercitare determinati professioni e andare a scuola. Prendiamone solo quest’ultima.

Chi impedisce ai palestinesi di andare a scuola? Nessuno.

Chi impedisce di leggere ai palestinesi alcuni testi, per esempio Romeo e Giulietta di William Shakespeare? Hamas, che nella Striscia di Gaza ha censurato l’opera ritenendola contraria all’Islam.

Allora, qual è il legame storico culturale fra i palestinesi e le leggi razziali? Nessuno.

Nessuno non perché lo voglia qualcuno in particolare, ma perché è la storia a decretare l’assoluta infondatezza di qualsiasi rapporto.

La tendenza di usare le barbarie subite dagli ebrei prima e durante la Seconda Guerra Mondiale per infangare e delegittimare lo Stato d’Israele è molto diffusa e pericolosa.

Il messaggio di Ugo La Malfa secondo cui “la libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme” ancora deve essere recepito nella sua interezza. Bisognava capirlo allora. Bisogna capirlo ieri. Cerchiamo di capirlo oggi.

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