Lo shofar: una mitzvà per chi suona e per chi ascolta

Rav Scialom Bahbout
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Ebraismo

Lo shofar: una mitzvà per chi suona e per chi ascolta

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Rav Scialom Bahbout
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shofar-rosh-hashana-progetto-dreyfusLo shofar ha una funzione importante nelle preghiere di Rosh hashanà: attraverso le norme della Halakhà possiamo capire cosa dobbiamo fare perché svolga al meglio la sua funzione.

1.Il suono ha lo scopo di risvegliarci dall’indifferenza e dalla sonnolenza spirituale e richiamare la riflessione sulla ‘Akedath itzchak, cioè la legatura di Isacco e non il suo sacrificio: servire Hashem non può mai giustificare un sacrificio umano, questo è quanto impariamo da Abramo e dal fatto che egli ascoltò la voce che gli diceva di non sacrificare il figlio. Dobbiamo richiamarci ai meriti dei patriarchi, ma fare anche la nostra parte prendendo esempio dal loro comportamento.

2.Il suono deve ricordarci la rivelazione sul Monte Sinai accompagnata dal suono dello shofar e l’avvento dei tempi messianici (In quel giorno verrà suono il grande shofar e i dispersi arriveranno a Gerusalemme da tutte le terre)

3.Lo shofar deve essere fatto di un solo pezzo: non si possono attaccare vari pezzi di corno per fare uno shofar: il nostro pensiero deve essere unitario e non composto di tante parti proveniente da fonti diverse: l’uomo deve essere autonomo e capace di mettere insieme tutti i suoi pensieri senza lasciarsi influenzare, e costruire un insieme coerente.

4.E’ proibito coprire lo shofar d’oro: Il suono deve essere quello originale: il successo materiale non deve modificare e falsificare la nostra voce: non bisogna giudicare una persona per l’oro di cui è rivestito.

5.Il suono deve essere diretto e non passare attraverso un microfono o essere l’eco proveniente da una caverna: quindi non si esce d’obbligo ascoltando lo shofar attraverso microfoni ecc.

6.Lo shofar deve essere ricurvo: dobbiamo porci con umiltà di fronte al Signore

Quindi la Halakhà richiede che ci si ponga con la dovuta Kavvanà, concentrazione, nell’ascoltare lo shofar. Potremmo dire che bisogna porgere l’orecchio con molta attenzione per fare questa mizvà che è l’unica che presuppone la concentrazione contemporanea di due persone: chi suona e chi ascolta.

Per capire con un esempio qual è la differenza tra le due situazioni, pensiamo a una persona che sta passando davanti a una Sinagoga: le persone che stanno dentro la sinagoga sono concentrate nell’ascoltare, la persona che passa all’esterno non ha nessuna intenzione di ascoltare: il suono arriva alle sue orecchie ma egli non sta ascoltando.

Ecco nell’ascoltare il suono bisogna porsi con l’atteggiamento di chi vuole in quel momento unire tutte le sue forze e tutto se stesso per cambiare il suo futuro e quello della società.

Con i migliori auguri per una Shanà tovà, piena anche di mizvoth e di salute.

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