Miriam, emblema delle donne protagoniste della salvezza e della liberazione dall’Egitto

Rav Scialom Bahbout
Rav Scialom Bahbout
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Ebraismo

Miriam, emblema delle donne protagoniste della salvezza e della liberazione dall’Egitto

pesach-miriam-donne-progetto-dreyfusMiriam, emblema delle donne protagoniste della salvezza e della liberazione dall’Egitto. Il problema della cosiddetta parità di genere è tornato agli onori della cronaca e per esaminare gli aspetti storici, filosofici, ambientali e halakhici dal punto di vista ebraico dovremmo avere molto più spazio di quanto ci è concesso in questa rubrica. L’avvicinarsi di Pesach offre l’occasione per riflettere e per analizzare un aspetto particolare del ruolo svolto dalla donna nella storia della schiavitù e della liberazione del popolo ebraico dall’Egitto.

Nel periodo della schiavitù le donne hanno avuto un ruolo determinante in vari decisivi episodi:

a) le uniche persone che si sono ribellate al decreto del Faraone di uccidere i figli maschi appena nati sono state le levatrici che dall’analisi del testo si può dedurre che non erano ebree: la Torà scrive infatti che temettero Elokim, cioè Dio, un termine generico che può essere usato sia per gli ebrei che per i non ebrei;

b) la persona che salva Mosè dalle acque è una donna, nientemeno che la figlia del Faraone;

c) la donna che sorveglia la cesta nel quale è stato messo il bambino in mezzo al canneto è la sorella del bambino;

d) fu la futura sorella di Mosè, cioè Miriam, ad ammonire il padre Amram che, nel dubbio di poter generare dei figli maschi, evitava di avere rapporti coniugali con la moglie, e così facendo decretava la mancata nascita (e quindi di fatto la morte) di possibili figlie femmine.

In ultima analisi, nel silenzio e nella mancanza di azione da parte degli uomini, la redenzione del popolo ebraico è dovuta all’intervento di varie donne, con tutte le conseguenze che esso avrebbe avuto sulla storia umana e non solo ebraica.

Ma non finisce qui il ruolo svolto dalla donna.

Quando le acque del mar Rosso si chiusero per coprire gli inseguitori egiziani, fu ancora una donna a incitare le donne a cantare e ballare per il miracolo della salvezza. Il testo biblico afferma:

“Quando i cavalli del Faraone con i cocchi e i cavalieri si erano avanzati nel mare, il Signore fece riversare su di loro le acque marine, mentre i figli d’Israele camminavano all’uscita in mezzo al mare (Esodo 15: 19); e Miriam la profetessa, sorella di Aron, prese (vatikkàch) in mano il cembalo, e la seguirono tutte le altre donne con cembali e strumenti di danza, E Miriam faceva ripetere (come ritornello): “Cantate al Signore perché si dimostrò eccelso, cavallo e cavaliere lanciò nel mare”. (Esodo 15: 20 e 21)

Per quanto questi versi si trovino nel testo biblico dopo la Cantica del mare, il verbo vatikkach (prese) e la sequenza degli eventi così come vengono descritti nel verso 19, dimostrano che fu Miriam, seguita dalle altre donne, a dare inizio ai balli e ai canti. Alle donne e a Miriam in particolare viene riconosciuto il ruolo di protagoniste determinanti nella salvezza e nel modo migliore per esprimere la propria gioia. Solo allora gli uomini imitarono il canto delle donne usando le stesse parole: Cantate al Signore perché si dimostrò eccelso, cavallo e cavaliere lanciò nel mare.

Capiamo adesso anche il significato dell’avverbio “allora (Az)” con cui inizia la Cantica: “allora, meglio ancora solo allora, cantarono Mosè e i figli d’Israele”, imitando quanto aveva già fatto Miriam seguita dalle altre donne.

Le donne sono non solo le protagoniste, ma sono guidate, da una donna che il testo chiama profetessa, così come Mosè. Un’ultima osservazione: Miriam viene chiamata sorella di Aharon e non di Mosè: perché? In effetti il comportamento di Miriam può essere più opportunamente paragonato a quello di Aharon, sempre vicino al popolo e preoccupato del suo benessere e che, secondo la formula che verrà stabilita dalla Halakhà, ha il compito di benedire la Comunità con amore. Lo stesso amore che dimostra il popolo verso Miriam quando, colpita da malattia, attende sette giorni prima di riprendere il cammino nel deserto (Numeri 11: 15).

Raccontandoci il ruolo avuto dalla donna nella salvezza, nella redenzione e nella gioia con cui bisogna affrontare la vita, la Torah ci insegna quindi che molto più dell’uomo è la donna che ha a cuore la vita ed è pronta a difenderla affrontando i rischi necessari.

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