La realtà palestinese che non viene raccontata: alcuni esempi

Ugo Volli
Ugo Volli
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Israele, Terrorismo

La realtà palestinese che non viene raccontata: alcuni esempi

Israele, Terrorismo
Ugo Volli
Ugo Volli

Nel complesso processo di pace tra Israele e i palestinesi spesso sfuggono alcuni episodi che potrebbero aiutare a comprendere meglio la realtà; ecco quattro storie di masochismo “palestinese” che difficilmente avete potuto leggere sui giornali italiani:

1. L’Autorità Palestinese è stata denunciata alla Corte Internazionale dell’Aja. Di solito sono i suoi funzionari che cercano di usare questo tribunale internazionale per mettere in difficoltà Israle, ma questa volta stto accusa sono loro. La cosa interessante è che l’accusatore non è Israele o qualche suo cittadino o organizzazione; sono arabi, che portano in tasca i documenti della stessa AP. L’accusa è particolarmente infamante: tortura sistematica e crudele di coloro che, spesso senza alcuna condanna, sono rinchiusi nelle carceri “palestinesi”. Ci sono cinquantadue testimonianze, raccolte da una Ong israeliana. Bisognerà vedere che cosa faranno i giudici dell’Aja, di solito piuttosto inclini a subordinare il loro dovere di neutralità al terzomondismo. E soprattutto che sorte avranno i coraggiosi testimoni. Le informazioni si trovano qui.

2. Una situazione analoga investe il capo del calcio palestinese (ma anche influente dirigente dei servizi segreti e candidato alla successione di Abbas) Jibril Rajoub. “Nell’agosto 2018, la FIFA ha vietato a Rajoub di frequentare le partite per un anno e gli ha inflitto 20.000 franchi svizzeri (20.600 dollari) per “incitamento all’odio e alla violenza” dopo aver invitato i fan a bruciare poster e magliette della superstar Lionel Messi se avesse partecipato a una partita dell’Argentina a Gerusalemme nel giugno di quell’anno.” Ora è venuto fuori che “l’organo di governo del calcio internazionale all’inizio di quest’anno ha aperto un’inchiesta contro il capo della Federcalcio palestinese, Jibril Rajoub, con il sospetto di aver violato il suo regolamento glorificando il terrorismo e incitando all’odio e alla violenza.

3. “Mentre gli Stati Uniti lavorano per migliorare le vite dei palestinesi proponendo una visione economica entusiasmante per il futuro, Fatah minaccia un’intifada, attacchi e ‘di bruciare il terreno sotto i piedi dei tiranni.’ Che tristezza per quei palestinesi che non sostengono questa bruttezza.” Così ha twittato Jason Greenblatt, rappresentante speciale degli Stati Uniti per i negoziati internazionali.  Jared Kushner, genero di Trump e suo delegato per questa trattativa, ha reagito più seccamente: “Il presidente ha chiaramente fatto capire ai palestinesi che gli Stati Uniti non hanno alcun dovere di aiutarli e ha anche detto loro che se continuano a criticare la nostra politica, gli aiuti potrebbero fermarsi del tutto, e così è stato“. Per chi non l’avesse presente, la parte economica del piano Trump consiste nel fare avere agli arabi di Giudea, Samaria e Gaza circa 50 miliardi di dollari di investimenti, circa 10 mila dollari a persona, assieme, da quel che si capisce, al riconoscimento di uno stato, alla continuità territoriale e a un grande piano internazionale di sviluppo. L’Autorità Palestinese e Hamas non solo hanno respinto il piano facendo il possibile perché fallisse, ma hanno annunciato violenze e terrorismo, Non è affatto detto che il piano garantisca davvero i diritti di Israele, ma Netanyahu ha garantito la massima disponibilità a discuterne costruttivamente. I “palestinesi” invece, ancora una volta non hanno perso l’occasione di perdere un’occasione.

4. A Gaza vi è stata una serie ormai lunghissima di “cessate il fuoco”. Il senso è l’impegno delle due parti a cessare il fuoco, che si tratti di razzi, di agguati ai soldati, di aggressioni con bombe volante, dalla parte araba e delle relative rappresaglie da parte israeliana. Ma dopo ogni “cessate il fuoco”, il fuoco ai confini di Israele divampa di nuovo, dato che i terroristi continuano a usare le bombe incendiare volanti. Allora Israele compie rappresaglie di vario tipo, dai bombardamenti mirati su depositi e comandi terroristi, al blocco della pesca, fino all’ultimo blocco dei rifornimenti di carburante per la centrale elettrica di Gaza. E si ricomincia daccapo, con danni crescenti all’economia di Gaza.

Conclusione: se volete capire perché la storia “palestinese” è intessuta di “Nabka” e altre catastrofi, guardate a come continuano a farsi male da soli.

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