Il massacro di San Valentino, quando 2mila ebrei vennero bruciati vivi a Strasburgo

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Storia

Il massacro di San Valentino, quando 2mila ebrei vennero bruciati vivi a Strasburgo

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Correva l’anno 1349. L’Europa era infestata dalla peste bubbonica, che in poco tempo era diventata il pretesto per accusare il popolo ebraico di essere l’untore.

E così quasi la metà delle 363 comunità ebraiche erano state fatte oggetto di attacchi violenti. Italia, Germania, Spagna e Paesi Bassi, non c’era paese in cui la paura non fosse stata cavalcata dall’odio antiebraico.

Ma fu in Francia che si consumò l’atto più barbaro, passato alla storia come il massacro di San Valentino o il pogrom di Strasburgo, avvenuto proprio il 14 febbraio.

E come in tutti i massacri, il fatto era stato proceduto da pesanti avvisaglie. Perché determinati massacri hanno sempre un’origine, non avvengono per caso. E sono voluti o pesantemente causati.

Nella prima settimana di febbraio, il vescovo di Strasburgo, Berthold III aveva inveito contro gli ebrei.

Le aurotià politiche locali avevano difeso gli ebrei, provando a perorarne la causa in maniera semplice e quantomai banale: gli ebrei non sono untori, non hanno portato la peste, anzi ne sono vittime come tutti.

Tra le comunità ebraiche, infatti, non si contavano le morti, dovute anche alle condizioni in cui erano costretti a vivere: parti della città densamente popolate, dove la diffusione malattia era più rapida.  

Le morti ebraiche non furono sufficienti, perché qualcuno bisognava incolpare. E così il 10 febbraio 1349 i cittadini di Strasburgo rovesciarono il legittimo governo della città, sostenuti a livello finanziario dai quei cattivi maestri dei nobili locali, desiderosi di usurpare le proprietà degli ebrei.

Tre giorni dopo; uomini, donne e bambini vennero strappati dalle loro abitazioni, anticipando scene che si ripeteranno in maniera anche più drammatica secoli dopo.

L’accusa era di omicidio. L’unica possibilità di salvezza per gli ebrei coincideva con la conversione al cristianesimo. L’alternativa era la morte, che arrivò puntualmente per duemila persone il giorno seguente in maniera assai barbara: bruciate vive.

Di shabbat. Perché tutto avvenne tra venerdì e sabato. Tutto avvenne ieri come oggi, perché qualcuno aveva deciso che gli ebrei dovevano pagare per una responsabilità mai avuta.

 

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