La falsa interpretazione del Piano Dalet

La vera storia del piano di azione difensiva che per la propaganda palestinese è la prova del tentativo di genocidio

Victor Scanderbeg Romano
Victor Scanderbeg RomanoAnalista Storico-Politico
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Storia

La falsa interpretazione del Piano Dalet

La vera storia del piano di azione difensiva che per la propaganda palestinese è la prova del tentativo di genocidio

Storia
Victor Scanderbeg Romano
Victor Scanderbeg RomanoAnalista Storico-Politico

superiorità_idf_1948

La propaganda filopalestinese si basa su alcuni punti fermi che, di solito, vengono ripetuti fino a straziare il cervello del povero ascoltatore. Relativamente al complotto volto ad assegnare la Palestina agli Ebrei, quello di cui ha abusato maggiormente è senza dubbio il documento noto come Dichiarazione Balfour. Di recente però l’obiettivo primario della citata propaganda si è trasformato: il nuovo dictat è sostenere l’esistenza di un piano degli Ebrei volto al genocidio degli Arabi di Palestina.
Di conseguenza, uno dei documenti più citati è divenuto il Piano Dalet.
Per chi non lo conoscesse, si tratta del piano di azione redatto dai vertici militari israeliani nell’imminenza della guerra del 1948 e pone le sue radici in altri tre piani degli anni precedenti. Il Piano B,  del settembre 1945, il Piano del Maggio 1946 e il Piano Yehoshua del 1948.

Proprio nelle prime, frenetiche settimane del 1948, il nascituro Israele si trovava nell’imminenza di dover affrontare le forze militari congiunte di quasi tutti i paesi confinanti.  Si potrebbe parlare a lungo degli eventi prodromici alla Guerra del 1948 e delle varie fasi che l’hanno caratterizzata, quindi spero vorrete perdonarmi per il veloce inquadramento storico che propongo qui di seguito.

Siamo alla fine del Periodo Mandatario; il Regno Unito si prepara a lasciare la Palestina ben sapendo che gli Arabi autoctoni, supportati da quelli degli stati confinanti, attaccheranno immediatamente gli Ebrei con l’obiettivo dichiarato di sterminarli. In realtà, gli Inglesi non solo sanno, ma appoggiano fattivamente gli Arabi in diversi modi, non ultimo quello di permettere loro di tenere le armi mentre le confiscavano agli Ebrei. Ovviamente, questi ultimi non hanno alcuna intenzione di recitare la parte della vittima sacrificale. Molti di loro sono scampati ai campi di concentramento, altri sono in Palestina da secoli, altri ancora hanno contribuito a renderla un territorio florido a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Gli Ebrei si difenderanno, combatteranno e attaccheranno come hanno sempre fatto, con alterne fortune, quasi tutti i popoli del mondo.

È bene sottolineare, ancora una volta, che gli Ebrei provano in tutti i modi a evitare una guerra contro l’intero mondo arabo. Moltissimi articoli e libri citano le minacce di distruzione e i proclami dei leader arabi nelle imminenze della guerra, quindi vorrei portare, come esempio delle volontà di pace ebraica, un fatto meno conosciuto (citato in War in Palestine, 1948: Strategy and Diplomacy, di David Tal, che ho utilizzato ampiamente per la redazione di questo articolo).

Nel 1947,  un ufficiale dell’Agenzia Ebraica, Eliahu Sasson (allora a capo del Dipartimento Arabo dell’Agenzia Ebraica e, negli anni ’50, ambasciatore di Israele in Italia), fece un ultimo, disperato, tentativo dei evitare la guerra. Egli, come molti altri, non era pienamente convinto di poter sconfiggere militarmente quattro o cinque armate arabe. Sapeva che né il neonato ONU, né la comunità internazionale avrebbero supportato fattivamente il piano di partizione.  Quindi provò a mantenersi in contatto con la controparte araba per arrivare a una soluzione pacifica. All’inizio del dicembre 1947 inviò una lettera al noto segretario della Lega Araba, Azzam Pasha, chiedendogli di dichiarare solo il diritto degli Ebrei ad avere uno stato. Azzam Pasha non rispose, confermando tacitamente quando detto ad altri due rappresentanti dell’Agenzia Ebraica poche settimane prima: gli arabi non avrebbero mai accettato la presenza di uno stato ebraico e gli ebrei avrebbero al massimo potuto aspirare ad avere uno status giuridico autonomo all’interno di uno stato arabo (come sotto il dominio ottomano).

Perduta ogni possibilità di pace, nei mesi successivi l’efficacia degli attacchi Arabi nei confronti degli Ebrei portò l’Alto Commissario, Sir Alec Cunningham, a fare questa constatazione “nel complesso, la situazione militare sembra muoversi gradualmente in favore degli Arabi“. La ragione era che il Piano del Maggio 1946, citato all’inizio dell’articolo, iniziava a mostrare tutti i suoi limiti tattici; se, da un lato, permetteva la difesa statica degli insediamenti ebraici (anche quelli più lontani), dall’altro portava le forze dell’Hagana a distribuirsi “a macchia di leopardo” su tutto il territorio, rendendola poco efficace nella c.d. “Battaglia per le Strade” con cui gli Arabi stavano fiaccando i trasporti e la logistica degli Ebrei.

inghilterra organizza invasione araba palestina

La guerra è prima di tutto, pianificazione delle operazioni. E se un piano di dimostra inefficace, è dovere dei vertici militari operare le correzioni necessarie. Il Piano Dalet è proprio questo: una pianificazione delle operazioni militari del futuro Israele volta a mantenere il controllo dei territori assegnatigli dal Piano di partizione della Palestina del 29 novembre 1947. Concepito per essere attuato a partire dal maggio 1948, venne anticipato al 2 aprile e andò avanti, attraverso diverse operazioni, per otto settimane. Per evitare le numerose manipolazioni filo-arabe e qualche interpretazione eccessivamente filo-israeliana, propongo qui sotto l’introduzione originale del Piano Dalet (marzo 1948):

(a) L’obiettivo di questo piano è ottenere il controllo delle aree dello stato Ebraico e difendere i suoi confini. Il piano punta anche a ottenere il controllo delle aree, situate fuori dai confini, in cui sono presenti insediamenti Ebraici e concentrazioni [di Ebrei] fronteggiando forze regolari, semi-regolari e di piccole dimensioni che operano da basi esterne o interne allo stato.

(b) Questo piano si basa su tre piani precedenti:

  1. Piano B, Settembre 1945.
  1. Piano del Maggio 1946.
  1.  Piano Yehoshua, 1948.

(c) Visto che questi piani sono stati redatti per affrontare una situazione interna (i primi due riguardano le prime fasi degli scontri, mentre il terzo affronta la possibilità di un’invasione da parte di eserciti regolari dei paesi limitrofi), lo scopo del Piano D è di sopperire alle mancanze dei tre precedenti e renderli più adatti alla situazione che ci aspetta di avere alla fine del dominio Inglese nel paese.

Nel prosieguo (in tutto sono 75 pagine, che prevedono anche il dettaglio degli ordini alle diverse brigades), il Piano Dalet diventa piuttosto preciso rispetto alle azioni militari da porre in essere nei confronti dei villaggi palestinesi nemici più vicini al sistema difensivo degli Ebrei (“enemy settlements within or near our defense system”). Onde evitare che tali villaggi possano diventare basi avanzate delle forze arabe (“prevent their turning into an active departure points for hostile forces), concede all’Hagana (poi IDF) di valutare diverse opzioni:

– In caso di mancata resistenza da parte degli abitanti, deve assumere il controllo militare del luogo e confiscare armi, radio e veicoli. Le persone sospette possono essere tenute in stato di fermo;

– in caso di resistenza, deve distruggere le forze militari nemiche ed espellere la popolazione. Ove non vi sia possibilità di controllare il villaggio, l’azione consigliata è la sua distruzione e l’espulsione della popolazione.

Il paragrafo che contiene questi ordini è quello dedicato all’Assegnazione dei Compiti (“Assignment of Duties“), più precisamente al punto 2:

In view of the operational objectives outlined above, the various armed services are assigned the following duties:

(1) Strengthening the fixed defensive system designed to defend the zones, and coordinating its deployment on the regional level. In addition, the main enemy access routes to the lands of the state must be blocked through appropriate operations and measures.

(2) Consolidation of the defensive apparatus.

(3) Deployment in major cities.

(4) Control of the main transportation arteries country-wide.

(5) Encirclement of enemy cities.

(6) Occupation and control of frontline enemy positions.

(7) Counterattacks inside and outside the borders of the country.

Leggendo questi punti, è impossibile scambiare il Piano Dalet per una serie di istruzioni sulla pulizia etnica. Rafforzamento dell’apparato difensivo, spiegamento delle forze nelle città più grandi, controllo delle arterie stradali, accerchiamento delle roccaforti del nemico, piani di contrattacco… L’obbiettivo che si propone di raggiungere e le modalità con cui vuole raggiungerlo sono prettamente militari e non differiscono da quelle messe nero su bianco (e poi in pratica) da centinaia di altri eserciti nella storia dell’umanità.

La domanda sorge quindi spontanea: come ha fatto la macchina propagandistica palestinese a trasformare un piano militare in un piano per il genocidio degli arabi?

È iniziato tutto con il lavoro di Walid Khalidi (che conosciamo molto bene). Nonostante la chiarezza del testo, egli costruisce la sua assurda interpretazione del Piano Dalet nei dieci anni successivi alla Guerra del 1948. Nel 1959, pubblica su Middle East Forum l’articolo Why Did the Palestinian Leave? e nel 1961 specifica e amplia le sue supposizioni in Plan dalet: The Zionist Master Plan for the conquest of Palestine. 

Gli eventi legati al Piano Dalet sui quali la manipolazione storica ha lavorato più alacremente sono quelli relativi alla distruzione di alcuni villaggi palestinesi. La questione ha trovato grande fortuna nelle ultime due decadi grazie all’opera di propaganda di Ilan Pappe, “storico” israeliano, e del suo The Ethnic Cleanising of Palestine. Quest’ultimo viene considerato dagli ambienti antisionisti e antisemiti come una sorta di testo infallibile, ma basta una lettura veloce per rendersi conto che si tratta solo di una rielaborazione estesa dei lavori di Khalidi.

ringraziamenti ilan pappe

Analizzare alcuni estratti di Plan dalet: The Zionist Master Plan for the conquest of Palestine può aiutarci a comprendere come “l’approfondimento storico” di Khalidi sia in realtà un pretesto per deresponabilizzare gli Arabi di Palestina per quanto accaduto nel 1948. Già nelle prime righe, W. Khalidi accusa la “Zionist propaganda” di aver occultato l’esistenza del Piano Dalet e di averne dato, in seguito, un’interpretazione falsata. Se questa è un’accusa ormai classica della storiografia araba, Khalidi è responsabile di averne inventata un’altra quando scrive: “Le premesse ideologiche del Piano D vanno trovate nel concetto stesso di Sionismo“.

È con questa frase che W. Khalidi dà il via a una serie infinita di farneticazioni sul Piano D come Piano per il genocidio (!) o la pulizia etnica della popolazione araba di Palestina. Non si tratta di parole utilizzate in maniera casuale, poiché il richiamo alla Soluzione Finale è evidente. Come abbiamo sottolineato in diversi articoli, la propaganda palestinese ha impiegato tutte le sue forze per far passare la folle analogia fra Israele e Germania Nazista. A distanza di cinquanta anni dal primo tentativo, bisogna ammettere che l’azione ha avuto un discreto successo fra gli ignoranti e gli antisemiti.

Walid Khalidi sostiene di aver controllato personalmente tutti gli archivi della BBC in medioriente e si dice sicuro che non furono emanati ordini di evacuazione da parte dei leader Arabi (rivolti ai civili Arabi). Anzi, Khalidi afferma l’esatto opposto: “… le stazioni radio Ebraiche dell’Haganah, dell’Irgun e della Banda Stern si impegnarono in una incessante e durissima guerra psicologica nei confronti di civili Arabi…”

Visto che l’esodo Arabo del 1948 viene attribuito, purtroppo anche da storici nostrani e prendendo per buona l’assurda interpretazione datagli dalla propaganda palestinese, al Piano Dalet, penso sia necessario citare la dichiarazione di un testimone oculare britannico dell’esodo arabo più famoso, quello da Haifa, riportata dall’Economist di Londra il 2 ottobre 1948: “Durante i giorni successivi le autorità Ebraiche, che erano ormai in completo controllo di Haifa (salvo limitati distretti ancora amministrati dalle truppe britanniche), hanno esortato tutti gli Arabi a rimanere presso Haifa e hanno garantito la loro protezione e sicurezza. Per quanto ne so, la maggior parte dei i civili britannici lì residenti, interpellati da amici amici arabi per un consiglio, avevano risposto a questi ultimi che sarebbe saggio rimanere. Tuttavia, dei 62.000 arabi che già vivevano in Haifa, non ne rimasero più di 5.000 o 6.000. Diversi fattori hanno influenzato la loro decisione di cercare la sicurezza nella fuga. C’è poco dubbio che il più potente di questi fattori furono gli annunci radiofonici del Supremo Comitato Arabo che esortavano tutti gli Arabi di Haifa ad abbandonare la città. La motivazione data per questa richiesta era che, dopo il ritiro definitivo degli inglesi, gli eserciti congiunti degli stati Arabi avrebbero invaso la Palestina e “gettato gli Ebrei in mare”, ed era stato detto in modo chiaro che gli Arabi rimasti ad Haifa sotto la protezione Ebraica sarebbero stati considerati come rinnegati”

Dello stesso tenore fu quella concessa dall’Arcivescovo greco-cattolico di Galilea, l’Arabo mons. George Hakim, al giornale Libanese Sada al-Janub il 16 agosto 1948: “i rifugiati erano fiduciosi che la loro assenza dalla Palestina non si sarebbe protratta a lungo, che sarebbero tornati nel giro di pochi giorni – entro una settimana o due. I loro capi avevano promesso che gli eserciti Arabi avrebbe schiacciato le “bande Sioniste” molto rapidamente e che non c’era motivo di andare nel panico o di temere un lungo esilio.”

Ancora nel giugno 1951 Habib Issa, direttore di Al-Huda, il principale quotidiano Libanese negli USA,  dichiarava: “Dichiarazioni di Azzam Pasha [Segretario generale della Lega Araba] sottolinearono che gli eserciti erano già sulle frontiere e che tutti i milioni che gli Ebrei avevano speso per i terreni e per lo sviluppo economico sarebbero stati di certo un facile bottino per gli Arabi, dal momento che si sarebbe trattato semplicemente di gettare gli Ebrei in fondo al Mar Mediterraneo […] Agli Arabi di Palestina fu dato un consiglio fraterno, l’esortazione a lasciare le loro terre, case e proprietà e andare a stare temporaneamente nei vicini Stati fraterni, per timore che i cannoni delle eserciti Arabi invasori massacrassero anche loro. Gli Arabi Palestinesi non avevano altra scelta che obbedire al “consiglio” della Lega e credere a quello che Azzam Pasha e altri responsabili della Lega avevano detto loro, che l’allontanamento dalle loro terre e dal loro paese era solo temporaneo e si sarebbe concluso in pochi giorni con il successo dell’ “azione ‘punitiva contro Israele” da parte Araba.

Tornando al Piano Dalet, si può confermare che portò alla distruzione di alcuni villaggi palestinesi ostili e di uno, purtroppo, non ostile, ma senza mai perdere di vista la c.d. bigger picture, ovvero la guerra di sterminio voluta dagli Arabi e la necessità Ebraica di ottenere il controllo dei territori assegnati a Israele dal Piano di Partizione organizzando una doppia difesa (vista la minaccia costituita dagli Arabi presenti all’interno del futuro Israele e dagli Arabi dei paesi confinanti). Considerarlo un piano generale per l’annientamento e il genocidio dei Palestinesi è semplicemente antistorico e grottesco. Come scrive bene David Tal, il cui lavoro sulle fonti è stato incredibilmente meticoloso, questa interpretazione distorta è: … senza fondamento; basata sulla combinazione fra interpretazioni di parte dei documenti militari e lettura retrospettiva della storia.

È proprio questa la genesi delle storpiature insegnate negli ambienti filopalestinesi: si parte dal risultato (la distruzione di villaggi palestinesi) e si arriva, senza alcun fondamento logico e storico, all’origine desiderata (gli ebrei hanno ordito un piano per eliminare i palestinesi).  Leggendo Khalidi o Pappè, sembra quasi che nel 1948 non ci sia stata una guerra fra Ebrei e Arabi Palestinesi, Egiziani, Siriani, Iracheni ecc., ma una sorta di massacro unilaterale e indiscriminato portato avanti dai feroci Sionisti nei confronti degli Arabi, dipinti come pacifici disgraziati. E si arriva quindi alla totale scissione dell’atto umano (elaborazione piano Dalet) dal contesto storico che lo ha generato.

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