Il Kotel, un luogo sacro per l’ebraismo

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Angela Polacco Lazar
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Cultura

Il Kotel, un luogo sacro per l’ebraismo

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kotel

Kotel significa muro, ed è uno dei quattro muri,quello che a occidente del Monte del Tempio, chiude la grande piazza sacrale, la più grande dell’epoca imperiale romana al tempo di Augusto, che Erode fece costruire per consentire a tutti i goym, ovvero le altre genti, di avvicinarsi all’area del Tempio, senza necessariamente entrare dentro il recinto sacro, permesso solo agli Ebrei. Per realizzare questa grande area (rimasta nei secoli e chiamata oggi Spianata delle Moschee), Erode taglio’ una montagna a nord -ovest, (trasformandola di fatto in una cava di pietra) e alzo’ due valli a sud, quella del Kidron a est e del Tyrapeon ad ovest. Ci vollero 11 anni di duro lavoro per l’inaugurazione, avvenuta nel 20 a.C.

Tutto l’impianto che non fu terminato, come si vede oggi negli scavi del tunnel, prevedeva sopra , oltre al Tempio, un recinto che ne delineava l’area d’accesso ai soli ebrei, un grande porticato che girava intorno, e lungo tutto il lato sud un grande portico reale, una sorta di basilica che Erode dedico’ a se stesso, sullo stile delle basiliche nei vari fori romani, come quella successiva del Foro di Traiano a Roma. Il Tempio Erodiano (Bait Sheni’- Secondo Tempio) subi’ un restauro attraverso l’opera di 1000 sacerdoti, a causa del fatto che in certe sezioni, solo loro potevano entrare ( rif. Giuseppe Flavio).

Il muro occidentale, il Kotel, e’ l’unico dei 4 muri esterni all’area del Tempio e opera appunto di Erode il Grande, che si e’ maggiormente conservato perchè diventato in epoche successive una sorte di base e contrafforte per i quartieri che sono stati costruiti successivamente, che lo hanno coperto, alzando e chiudendo anche la Valle del Tyrapeon.
Si comprende quindi, che la sezione davanti alla quale gli ebrei oggi pregano, e’ un solo piccolo tratto di questo muro , come si vede nella foto, che mostra una ricostruzione sulla base degli importanti ritrovamenti effettuati da Warren all’inizio della seconda meta’ del 19mo secolo. Attraverso gli ultimi scavi realizzati sotto la guida di Dan Bahat, non c’e’ pietra dell’intero muro occidentale che non si conosca. Se ci si avvicina, si notano chiaramente i sette strati degli enormi blocchi erodiani, sotto i quali il muro occidentale continua , raggiungendo la roccia viva della valle (nella visita agli scavi del tunnel e dell’ofel si puo’ verificare di persona, anche senza nessuna preparazione in fatto di archeologia). Questi strati e blocchi sono anche scolpiti , creando una sorta di incorniciatura, caratteristica tipica solo del tempo di Erode, vista la sua grande mania estetica e di grandezza.

Dopo la distruzione del Secondo Tempio , gli ebrei hanno realizzato che per sopravvivere alla mancanza dell’unico posto che esprimeva la vita spirituale, attraverso presentazione di sacrifici, la loro dimensione di riferimento si spostava dallo spazio al tempo : furono la Tora’, e le mizvot (i precetti ebraici) che se ne ricavano ,ad identificarli, ricordando in vari modi il Tempio distrutto, e rivolgendosi , ovunque si trovassero, verso di esso.

Dopo varie peripezie storiche e divieti di residenza che sarebbero stati puniti con la morte, tornati a vivere a Gerusalemme, gli ebrei nel XII sec. crearono un percorso, che dalla citta’ alta, li avvicino’ al ricordo del Tempio, davanti al Muro Occidentale, creando di fatto, una sinagoga all’aperto, nel punto piu’ vicino al Kodesh- Hakodashim che si trovava sopra, sulla roccia del monte, verso ovest della spianata, secondo le descrizioni che la Mishnà (l’insieme degli insegnamenti e delle regole tradizionali) ha tramandato, e come si vede sempre nella foto che mostra l’edificio imponente, secondo la descrizione di Giuseppe Flavio.

Molte sono le testimonianze del Kotel quale luogo di preghiera particolare, dove, secondo la tradizione, ci si avvicina anche alla shechinà, la presenza divina. Per questa caratteristica , i Turchi ottomani vietarono agli ebrei sedersi o suonare lo shofar, il caratteristico corno di montone, cercando di tenerlo in uno stato di degrado attraverso una discarica e desiderando modificarne la storia, legandolo alla tradizione del “viaggio notturno di Maometto in cielo” (Sura XVII). Sono accessibili filmati dall’archivio Spielberg.

C’e’ una testimonianza molto interessante, che riguarda uno scritto del Consiglio Supremo Islamico, del 1924- epoca del mandato britannico- che descrive il Monte del Tempio come il piu’ antico del mondo, facendolo risalire all’epoca preistorica, dove David costruì un altare e Salomone il Tempio…

Consiglio Islamico

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