Tunnel, convenzioni internazionali e violenza: Angelo d’Orsi torni a studiare la storia del Medio Oriente

Victor Scanderbeg Romano
Victor Scanderbeg RomanoAnalista Storico-Politico
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Debunking

Tunnel, convenzioni internazionali e violenza: Angelo d’Orsi torni a studiare la storia del Medio Oriente

Debunking
Victor Scanderbeg Romano
Victor Scanderbeg RomanoAnalista Storico-Politico

Il Prof. Angelo d’Orsi occupa la cattedra di Storia del Pensiero Politico presso l’Università di Torino. Non è difficile notare, analizzando articoli e dichiarazioni, le sue simpatie di estrema sinistra, una magra conoscenza della storia (eccezion fatta per quella del pensiero di Gramsci), la tendenza a considerare “rovescista” qualsiasi tentativo di indagine storica che non in linea con le sue idee (vedi Pansa o, addirittura, Renzo De Felice) e una tendenza quasi maniacale a colpire Israele e gli israeliani in qualsiasi modo. Questi suoi tratti distintivi si intrecciano spesso, portandolo a dichiarazioni che sfiorano il grottesco, e sono tanto più gravi in quanto pronunciate da una persona che è stata insignita di una cattedra universitaria a Torino.

Per farvi conoscere appieno il personaggio, sarebbe necessario tracciare almeno i tratti essenziali della sua biografia. Non essendo però un biografo, né avendo la pretesa di diventarlo (non quello di Angelo d’Orsi almeno), vorrei farvi capire il suo pensiero e le sue posizioni tramite la sua stessa voce.

Ultimamente, sono andate sotto i riflettori queste sue osservazioni su Israele:

Israele, Paese fondato sulla violenza, la menzogna e la sopraffazione“, “ritengo Israele, dalla sua nascita, alle odierne politiche, la fonte maggiore, se non l’unica, delle tragedie del Medio Oriente. Personalmente, e l’ho scritto e detto molte volte, sono certamente per una Palestina libera multietnica, plurale, multireligiosa (dove vi sia posto anche naturalmente per chi religioni non ha). Dunque sono contro lo Stato di Israele, esempio paradigmatico di ‘colonialismo di insediamento’, fondato sulla violenza ai danni delle popolazioni arabo-palestinesi (come hanno dimostrato molti studi seri, anche di fonte israeliana). La soluzione dei due popoli per due Stati è una presa in giro, a cui solo gli stolti o la gente in malafede finge di credere. Ritengo oggi che il giudizio sullo scandalo del popolo palestinese, oppresso e perseguitato nella proprio patria, sia il vero punto dirimente nella scelta politica

Si tratta di frasi sconnesse, del tutto prive dello spessore e delle conoscenze richieste a chiunque sia titolare di una cattedra di Storia. D’Orsi in pratica salta a piè pari, da mediocre storico qual’è, tutti i conflitti del mondo musulmano dal VII al XX secolo, per trovare la genesi di ogni malessere arabo nella fondazione di Israele. Non esistono sunniti e sciiti, né sono esistite, per lui, le lotte tribali, le guerre con Venezia, con gli altri stati cristiani, con la Russia, l’Inghilterra, la Francia o gli spostamenti di popolazioni all’interno dell’Impero Ottomano. È anche possibile che, interrogato sul conflitto di qualche decennio fa tra Iran e Iraq, possa rispondere che la colpa è del Mossad. D’altronde, le sue affermazioni sono al livello di quelle di Barnard e altri pseudo-studiosi. Gli “studi seri” che cita sono semplicemente quelli di Ilan Pappè, “storico” comunista israeliano che, fallito il tentativo di entrare allo Knesset, ha iniziato a pubblicare una serie infinita di menzogne su Israele (compresa l’introduzione al libro di Vittorio Arrigoni) che sono state, passatemi il termine, “spernacchiate” da ogni storico che si rispetti. Altro suo punto di riferimento è Shlomo Sand, autore di molte pubblicazioni fortemente critiche verso Israele e gli ebrei come  How I Stopped Being a Jew The Invention of the Jewish People e The Invention of the Land of Israel. È bene sottolineare che, nonostante i continui insulti al proprio paese e al proprio popolo, Shlomo Sand insegna liberamente presso l’Università di Tel Aviv. Succede anche questo nell’unico paese libero del Medio Oriente.

Shlomo_Sand Angelo d'Orsi

Shlomo Sand e Angelo d’Orsi

Ad ogni modo, per quale motivo d’Orsi continui a esprimersi su un argomento che non conosce è un mistero. In un‘intervista del 2009 per Micromega, egli ammette candidamente la sua ignoranza dichiarando:

Io non sono un esperto di Medio Oriente, ma mi sono appassionato alla questione palestinese in quanto cittadino del mondo

Ed è sempre lui, nella conferenza del 12 maggio 2015, ad ammettere di “non essere un esperto” sul conflitto israelo-palestinese del 1948. Nella medesima conferenza, D’Orsi parla di “politica genocidaria” di Israele, di “passaggio da vittime a carnefici”, di “stile francamente nazista” e di ogni altro tema tanto caro alla bassa retorica pro-palestina.  E non ci si poteva aspettare diversamente, visto che la conferenza è stata organizzata dal “centro di documentazione” filoislamico e propalestina InvictaPalestina.

Solo un anno fa, nell’agosto 2014, D’Orsi si era espresso in modo ancora più feroce su Israele, chiedendo a gran voce “una Norimberga per Israele e completando così l’equazione più vigliacca (e particolarmente in voga fra filoislamici e revisionisti) che vuole mettere sullo stesso piano Israele e la Germania Nazista. Si tratta di un paragone che ha molta presa sulle persone dotate di scarse capacità intellettuali, ma basta un QI nella norma per comprendere che mancano i presupposti qualitativi e quantitativi per azzardare un ragionamento così stupido. Si tratta, in pratica, di un modo per girare il coltello nella piaga dell’Olocausto e dire agli ebrei che non solo sono quasi sterminati, ma che ora sono uguali a chi ha massacrato i loro nonni. Si tratta di una forma di antisemitismo delle più becere, con la quale i finti intellettuali da centro sociale vogliono ricattare psicologicamente gli ebrei suggerendo loro che, se non rinnegano Israele, tutto il mondo avrà il diritto di trattarli come nazisti.

Tornando all’articolo di Contropiano in cui spiega la sua richiesta di una nuova Norimberga, d’Orsi propone un’accorata difesa di Hamas:

“a nessuno viene in mente, per esempio, di studiare le trasformazioni che, anche a livello di statuti e documenti interni, Hamas ha avuto nel corso degli anni; nessun commentatore (a parte pochissime eccezioni)  spiega che i famosi “tunnel” sono stati un mezzo fondamentale di sopravvivenza per i gazawiprigionieri nella Striscia.

Si tratta, ovviamente, di una menzogna, dato che i tunnel fanno passare in massima parte miliziani e armi, oppure ospitano i primi quando Israele passa al contrattacco, mentre in superficie rimangono solo gli scudi umani (possibilmente donne e bambini). Rimane però il suo malcelato apprezzamento per Hamas, capace, a suo dire, di mitigare la situazione di Gaza. Un apprezzamento che emerge anche da alcune scelte lessicali piuttosto esplicite, come quel “terra martire di Palestina” che si trova in un suo articolo per il Manifesto del luglio 2014.

Che un professore universitario possa schierarsi politicamente in modo così netto e sconsiderato è prova del terreno fertile che, in molti atenei, trovano le istanze anti-israeliane e anti-occidentali. Immaginare che migliaia di studenti possano formarsi seguendo i suoi insegnamenti è semplicemente osceno (lo stesso aggettivo usato da d’Orsi per definire gli accordi militari ed economici fra Italia e Israele, gli stessi che permettono di avere a disposizione anche talune tecnologie mediche che salvano migliaia di vite ogni anno).

Andando indietro fino al 2012, troviamo un altro articolo per Micromega, in cui D’Orsi si spende in una retorica strappalacrime corredata dalla foto di due bambini morti:

Quando chi ti ammazza i figli, le mogli, i genitori, chi bombarda le poche strutture di una città – Gaza City – che in un fazzoletto di terra racchiude una intera umanità, alla quale viene negato il diritto stesso alla sopravvivenza, ebbene, come puoi pensare che quelli – gli israeliani, gli ebrei occupanti che ti hanno devastato la vita e non solo rubato la patria – vogliano vivere in pace al tuo fianco?”

Riesce anche ad andare oltre, cadendo in una sognante apologia del terrorismo, quando dice:

E allora ecco che, una volta sepolti quei poveri corpi martoriati dalle bombe spesso “condite” di materiali vietati dalle convenzioni internazionali (di cui altamente la democratica Israele si infischia), la disperazione divenuta rabbia esplode; ecco la rabbia farsi essa stessa arma. Nulla può fermare quel flusso che sorge dal profondo, e non cerca altro che di venire fuori, di dirigersi contro quegli stessi che hanno assassinato la tua gente, e quando la rabbia è tanta, ma proprio tanta, diventa furore cieco. E chi ne è travolto non sta più a distinguere, a meditare, a interrogarsi su quali siano gli obiettivi giusti da colpire. Colpisce e basta. E quando non hai altre armi anche il tuo stesso corpo può diventare tale.”

Ora, è deprimente leggere che un professore universitario, oltre ad ignorare la storia e a lanciare accuse false, non riesca ad maneggiare neanche concetti da primo anno di giurisprudenza come quello di “democrazia”. Lo stato democratico è, per l’appunto, una forma di stato, e riguarda la sovranità popolare, non il modo in cui vanno condotte le guerre. È forse ancora peggiore la visione romantica e rivoluzionaria (perfettamente in linea con il credo politico di D’Orsi) del terrorista senza possibilità di scelta. A essere responsabile è sempre l’ebreo, l’israeliano, l’uomo bianco cattivo, l’occidentale sfruttatore, mentre ogni popolazione al di fuori dell’Europa viene considerata una vittima indifesa le cui azioni (come lanciare razzi su Israele o dare il 60% dei voti ad Hamas) non sono mai a essa imputabili.

D’Orsi aveva però toccato il punto più alto delle sue tendenze antisemite nel 2011, quando aveva fatto commenti deliranti (già contestati da Informazione Corretta) sulle pagine de Il Manifesto:

d’altro canto, non smettiamo di assistere a un disinvolto impiego della memoria dell’Olocausto per redigere incessanti peana allo Stato di Israele, assolvendolo non solo dal suo «peccato capitale» – la sua nascita violenta, con l’espulsione di centinaia di migliaia di palestinesi dalle loro terre e dalle loro case – ma altresì dalla sua perdurante politica di discriminazione e di apartheid.”

La nascita di Israele è il suo peccato capitale. D’Orsi aggiunge la parola “violenta” per tentare di mettersi al sicuro dalle accuse di antisemitismo, ma dimentica di dire che Israele nasce in base a una determinazione dell’ONU. Senza il rifiuto arabo e la conseguente aggressione dei paesi arabi confinanti, adesso avremmo due stati, probabilmente in pace fra loro. A questo, si potrebbe aggiungere che, da storico, dovrebbe sapere che nessuno stato è mai nato senza violenza, guerra o un minimo spargimento di sangue. Invece per d’Orsi Israele non doveva neanche nascere, doveva essere soffocato nella culla per fare posto a uno stato palestinese multietnico e multireligioso.

D’Orsi dà questi giudizi, è bene ricordarlo, senza avere alcuna conoscenza della situazione mediorientale, altrimenti avrebbe una diversa contezza della situazione di cristiani ed ebrei in Medio Oriente, ormai quasi scomparsi. E di certo non avrebbe posto l’accento sulla bontà dell’opera caritatevole di Hamas (costruttore di tunnel per il bene di Gaza), equiparato gli israeliani ai criminali nazisti o pensato alla possibilità di uno stato pienamente libro e multireligioso nel cuore delle nazioni islamiche. Insomma, quando non si conosce un argomento e si usano preconcetti errati, è meglio tacere e lasciare che gli altri ti reputino un ignorante, piuttosto che sprecare inchiostro e togliere ogni dubbio.

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