Terrorismo palestinese: una sentenza che potrebbe (e dovrebbe) cambiare la storia

Ugo Volli
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Terrorismo

Terrorismo palestinese: una sentenza che potrebbe (e dovrebbe) cambiare la storia

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Ugo Volli
Ugo Volli

Che i palestinisti pratichino quando possono e come possono il terrorismo ai danni di Israele, che l’abbiano fatto sistematicamente almeno dalla fondazione dell’Organizzazione della Palestina (1964), è un fatto noto, che qualunque lettore di giornali non accecato dall’ideologia conosce e che in fondo anche i palestinisti stessi non negano, anche se naturalmente al posto di “terrorismo” parlano di “lotta armata”. Altrettanto noto è il fatto che buona parte di questi terroristi provengano dalle milizie delle varie organizzazioni palestiniste, come Hamas e Fatah e Jihad islamica, per citare le più grosse. E infine tutti quelli che conoscono qualcosa del Medio Oriente sanno che i terroristi uccisi mentre tentavano i loro crimini o condannati in seguito ad essi sono pubblicamente onorati dai capi palestinisti, esaltati dai media, che ad essi sono dedicate piazze, scuole, manifestazioni sportive, campi estivi per e giovani. E che soprattutto i condannati in carcere e le famiglie dei terroristi eliminati ricevono stipendi molto consistenti per la regione, proporzionale alla gravità del loro crimine, fino a 5000 dollari nei casi più sanguinosi. L’Autorità Palestinese ha rifiutato categoricamente tutte le pressioni che ha subito perché eliminasse questo incitamento economico al crimine, e ha continuato a pagarli anche dopo che Israele aveva sottratto la loro entità dalle tasse doganali che raccoglie e gira a Ramallah secondo gli accordi di Oslo. Anzi ha rifiutato di ricevere anche gli importi rimanenti, per mostrare clamorosamente la propria decisione a pagare gli assassini.

Il terrorismo è naturalmente un crimine, significa compiere omicidi, lesioni personali, violenze che nessuno stato può tollerare; chi lo commette ed è catturato vivo è condannato per questi reati. Ma vi sono altri due aspetti che riguardano la giustizia: in primo luogo vi è la questione se oltre agli esecutori materiali e agli organizzatori dell’atto criminale vi sia una responsabilità dei mandanti di alto livello, i leader politici. La seconda questione è se sia possibile far pagare ai responsabili anche i danni materiali che il terrorismo provoca, uccidendo, ferendo e danneggiando e se questi danni possano essere attribuiti ai mandanti e all’organizzazione che li ha protetti, istruiti, giustificati, motivati prime del crimine e pagati dopo. Oltre alle evidenze indirette che ho citato, vi sono molte prove dirette del coinvolgimento dei vertici dell’OLP e dell’AP nel terrorismo. Particolarmente chiari e impressionanti sono i documenti sequestrati negli uffici di Arafat quando furono occupati dai militari israeliani. Ne potete leggere qui qualcuno.

Sono problemi che hanno una lunga storia giudiziaria soprattutto negli Stati Uniti. Nel 2004 un giudice americano attribuì 650 milioni di dollari a 10 famiglie che avevano fatto causa all’OLP per 10 attentati che avevano provocati molti morti. Ma il verdetto fu annullato da una corte d’appello per difetto di giurisdizione e poi questa sentenza fu recepita dalla Corte Suprema (ancora a maggioranza obamiana) nella primavera dell’anno scorso. L’assenza di giurisdizione deriva dal fatto che l’azione terrorista si sia svolta fuori dagli Stati Uniti, ma soprattutto dal riconoscimento dell’OLP come entità sovrana che in quanto tale è immune alle richieste di danni.

Ora però sulla stessa questione si è pronunciato un giudice israeliano, che ha stabilito che le organizzazioni palestiniste non godono dell’immunità statuale e ha dunque autorizzato alcune vittime del terrorismo a rivalersi sull’Autorità Palestinese.  Si tratta per ora di 17 milioni di dollari, ma la sentenza costituisce un precedente importante che potrebbe portare a conseguenze importantissime. L’Autorità Palestinese pretende di essere lo “stato di Palestina” ma in realtà non risponde alle condizioni giuridiche stabilite da tempo in generale per essere uno stato. E d’altro canto si comporta più come una centrale terrorista che non rispettagli obblighi di uno stato. Ora , almeno per il sistema giuridico israeliano questa ambiguità è sciolta dopo una lunga attesa e viene chiarita la sua responsabilità diretta, giuridica ed economica per il terrorismo. C’è da sperare che anche gli altri stati ne prendano atto e così facciano anche i movimenti politici israeliani di sinistra.

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