I calcoli di Hamas e i nuovi assalti terroristici da Gaza

Ugo Volli
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Terrorismo

I calcoli di Hamas e i nuovi assalti terroristici da Gaza

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Ugo Volli
Ugo Volli

I calcoli di Hamas e i nuovi assalti terroristici da Gaza. C’è un nuovo pericolo proveniente da Gaza, oltre ai “soliti” razzi, ai palloni incendiari, alle manifestazioni di massa al confine con lanci di sassi e di esplosivi sui soldati che lo sorvegliano. Fra il 1 e il 17 agosto vi sono stati quattro tentativi di infiltrazione di commandos terroristici bene armati e addestrati. Grazie alle misure di vigilanza elettronica Israele li ha tutti rilevati e fermati alla frontiera, eliminando nove terroristi.  L’importanza della vigilanza preventiva è stata tale che l’account tweet dell’esercito israeliano ha citato personalmente (senza nominarla) la ragazza, militare di leva, che ha rilevato il più pericoloso di questi commandos, permettendone la distruzione. Il rischio di queste incursioni è notevole: i terroristi potrebbero sopraffare un soldato che fosse restato isolato e sequestrarlo, provocando un nuovo caso Shalit. O più facilmente potrebbero ucciderlo, come è accaduto in questo stesso periodo allo studente Dvir Sorek vicino al Kibbutz Migdal Oz in Gush Etzion, fra Betlemme e Hebron. O ancora potrebbero superare il filtro militare e penetrare in uno dei villaggi ebraici della zona, facendo una strage di civili. Insomma l’allarme è grande, tanto che sono state sospese in questa zona le visite di Taglit, l’organizzazione che fa visitare Israele ai ragazzi ebrei della diaspora che non lo conoscono.

Hamas, che domina con la violenza indiscriminata la Striscia di Gaza, ha parlato di “ragazzi arrabbiati e esasperati”, negando di essere l’organizzatrice degli assalti, ma esaltando il “coraggio” dei terroristi. E però l’identificazione di costoro mostra che erano tutti membri regolari di gruppi terroristici e inoltre bene armati (oltre ai mitra avevano anche un RPG, cioè un lanciagranate che si usa perfino contro i blindati) e organizzati. Bisogna dunque pensare che si tratta di una nuova tattica del terrorismo palestinista, interessato ad alzare la posta. Lo conferma il ricatto di una nuova “sollevazione popolare” che viene fatto non solo da Hamas ma anche dall’Autorità Palestinese. I giovani palestinisti sarebbero per l’appunto tutti “arrabbiati ed esasperati” e quindi potrebbero intensificare la loro azione, guarda un po’, proprio quando la rinnovata campagna elettorale israeliana entra nel periodo decisivo dell’ultimo mese.

Se davvero hanno calcolato di trarre vantaggio da queste circostanza, sbagliano clamorosamente i conti. Netanyahu ha più volte dichiarato che la campagna elettorale non sarebbe di impedimento a una grande operazione di terra che è già stata preparata nei dettagli, e probabilmente lanciarla oggi non danneggerebbe affatto i risultati del Likud. Ma il primo minitro istraeliano è un grande politico, che sa bene che una soluzione di forza definitiva a Gaza non è attualmente possibile e costerebbe troppo sia a Israele (in perdite militari e “sdegno” degli antisemiti di tutto il mondo, Europa in testa), sia agli abitanti di Gaza in vittime anche civili e devastazioni della guerra. Come politico lucido e realista, cerca di usare il bastone e la carota per bloccare le velleità di Hamas. Probabilmente è proprio il successo della sua politica, che ha emarginato la “causa palestinese” anche dalle politiche degli stati arabi, e “esasperare” i dirigenti palestinisti, tanto di Hamas che dell’Autorità Palestinese, inducendoli a tentare strade di violenza anche molto improbabili, come questi assalti di commandos. Chissà, magari uno su dieci potrebbe riuscire a fare male a Israele e a “costringere” Netanyahu a reagire con un’operazione che darebbe di nuovo a Hamas e a Ramallah un momento di popolarità e l’illusione di una centralità che deve mancare loro molto. Ma per fortuna l’esercito israeliano vigila e il leader di Israele non si lascia facilmente impressionare, calcola le sue mosse con grande lucidità.

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