Terrorismo islamico in Italia, ecco cosa è successo nell’ultima settimana

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Terrorismo islamico in Italia, ecco cosa è successo nell’ultima settimana

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Il terrorismo islamico in Italia non agisce, ma transita nel nostro paese. La Puglia è la regione utilizzata come ponte per il Kosovo, roccaforte jihadista in Europa, mentre in Lombardia (ma anche in tutto il nord) orbitano alcuni personaggi radicalizzati o in procinto di sposare l’estremismo islamico. Quasi tutti i soggetti sono di origine tunisina.

Ciò che è accaduto la scorsa settimana conferma il modello sopra citato, che sta diventato un vero e proprio paradigma. Il 19 maggio scorso, un’operazione antiterrorismo coordinata dalla Dda di Bari ha portato a un fermo per apologia di terrorismo e detenzione di armi e a un decreto di espulsione. I provvedimenti sono stati eseguiti nei confronti di due sono fratelli tunisini residenti a Foggia, uno dei quali rintracciato a Padova.

In una nota della Questura di Bari si legge che l’indagine è finalizzata a “prevenire e debellare il fenomeno dei cosiddetti lupi solitari ispirati dal Daesh”. Indagine che ha consentito di accertare che i due fratelli, tramite il web, erano in contatto con personaggi ritenuti essere vicino all’estremismo islamico.

Quindi, la Questura di Bari ritiene che persone tuttora libere siano vicino all’Isis. Come mai i provvedimenti non hanno colpito loro ma due tunisini vicini?

Poche ore prime dell’operazione coordinata dalla Dda di Bari, la stazione Centrale di Milano è stata teatro di un altro episodio legato al terrorismo. Il protagonista è un altro tunisino, Ismail Tommaso Hosni, che ha ferito con un coltello due militari dell’Esercito e un agente della polizia ferroviaria, che l’avevano fermato per un controllo di routine: alla loro richiesta, il 20enne ha estratto l’arma. Le indagini che hanno seguito l’arresto hanno portano per lui all’incriminazione per terrorismo internazionale e hanno rivelato come negli ultimi mesi fosse cambiato e vicino alla radicalizzazione.

Ismail Tommaso Hosni si è difeso dicendo che la sua aggressione è figlia della rabbia e del mancato lavoro che aveva tanto richiesto: “Ho chiesto aiuto, ma nessuno mi ha aiutato, io volevo solo lavorare”.

I terroristi non sono pazzi, non commettono reati perché non integrati nella società, ma perché vogliono farlo. Negare questo significa negare la natura del terrorismo.

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