Allarme terrorismo, l’Isis ora parla italiano

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Terrorismo

Allarme terrorismo, l’Isis ora parla italiano

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Il terrorismo dell’Isis torna a minacciare l’Italia. Non c’è la bandiera di Daesh sventolante sulla cupola di San Pietro, né l’ammonimento di attacchi imminenti, ma la rivendicazione in italiano dell’attacco di Londra.

Era già accaduto per l’uccisione di Anis Amri – l’attentatore di Berlino – che però essendo avvenuta a Sesto San Giovanni non aveva destato troppo clamore. Questa volta, invece, la nostra intelligence ha alzato l’asticella del pericolo. Abitualmente le lingue usate per la propaganda dello Stato Islamico sono arabo, inglese e francese. Motivo per cui gli 007 italiani stanno studiando parola per parola il messaggio apparso sui network vicini al Califfato, con cui veniva celebrato l’attentato che la settimana scorsa ha colpito l’Inghilterra.

Gli investigatori hanno escluso legami fra Khalid Massood – l’attentatore di Londra – e l’Italia, ma questo per certi versi spaventa di più, perché vuol dire che l’Isis ha puntato il dito contro il nostro paese.  

C’è dell’altro. Un organo di informazione jihadista che si sta diffondendo sempre di più si chiama Rumiyah, che tradotto dall’arabo vuol dire Roma. Sulla genesi del nome si possono fare varie ipotesi, ma gli analisti sono rimasti molto colpiti dal chiaro riferimento alla capitale, non solo come luogo geografico, ma anche come simbolo della Cristianità.

Il magazine è realizzato in diverse edizioni, ma non in italiano, anche se alcuni contenuti spesso si rivolgono al nostro governo e in passato si sono soffermati sugli attacchi da compiere in Europa, per cui fornisce suggerimenti tecnici e operativi. Come le indicazioni di colpire luoghi affollati, strade, mercati e di usare coltelli e mezzi di trasporto comuni per aggirare la sorveglianza e seminare il terrore.

Intanto in Italia, proseguono le espulsioni per “motivi di sicurezza”. L’ultima in ordine di tempo è stato quella che ha coinvolto un marocchino residente in provincia di Vercelli, che ha fatto salire a 158 le persone gravitanti l’ambiente dell’estremismo religioso islamico rimpatriate dal gennaio 2015 a oggi, di cui 26 dall’inizio del 2017.

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