Funzionario governo Sudan parla di pace con Israele, licenziato

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Funzionario governo Sudan parla di pace con Israele, licenziato

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È stato licenziato il funzionario del governo del Sudan che nei giorni scorsi aveva auspicato un accordo di pace con Israele. Il suo nome è Haidar Badawi Sadiq, il cui ruolo era quello di portavoce del ministero degli Esteri sudanese.

Ma mettiamo ordine a quanto accaduto.

Pochi giorni fa il presidente americano Donald Trump aveva annunciato l’intesa di un accordo storico fra Israele ed Emirati Arabi. La notizia, confermata dai rispettivi paesi, aveva suscitato reazioni diverse.

Entusiasmo da molti esecutivi internazionali e rabbia da parte di alcuni del mondo arabo, contrari alla normalizzazione dei rapporti fra Gerusalemme e Abu Dhabi, fra questi, ovviamente, l’Iran e l’Autorità Nazionale Palestinese.

Un mondo arabo che non appariva monolitico nel suo rifiuto, visto che anche Oman e Bahrein sembrano siano pronti a calcare le orme degli Emirati Arabi. 

Un passo in più sembrava averlo fatto il Sudan, che attraverso il suo funzionario aveva auspicato una normalizzazione dei rapporti con Israele.

L’augurio è durato lo spazio di poche ore, perché il portavoce sudanese è stato licenziato dopo aver rilasciato una dichiarazione alla Sky News araba, sostenendo che non ci fosse “motivo per cui dovesse continuare l’inimicizia” con lo Stato ebraico, aggiungendo di non negare “la comunicazione tra i due paesi” e che:

“Sia il Sudan che Israele trarranno vantaggio da un tale accordo se verrà firmato, alla fine di quest’anno o all’inizio del prossimo anno”.

Parole che sono costate care a Haidar Badawi Sadiq, che è stato sollevato dall’incarico di portavoce ufficiale del ministero degli Esteri del Sudan.

Allora ci domandiamo: le dichiarazioni di Sadiq erano state rilasciate di suo spontanea volontà senza consultare il governo sudanese oppure sono state intempestive e il Sudan ha dovuto fare marcia indietro per paura di ritorsioni dei paesi arabi più potenti?

Domande che rimarranno senza risposta, anche perché molti media internazionali non riescono (o vogliono?) raccontare veramente cosa succede all’interno del mondo arabo.

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