Sparatoria? No, terrorismo!

Attentato di Tel Aviv, quando le parole dei media tradiscono un pregiudizio di fondo

Alex Zarfati
Alex ZarfatiConsulente media, PR e digital sull'asse Roma-Tel Aviv. Presidente di Progetto Dreyfus.
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Debunking, Israele, News

Sparatoria? No, terrorismo!

Attentato di Tel Aviv, quando le parole dei media tradiscono un pregiudizio di fondo

Debunking, Israele, News
Alex Zarfati
Alex ZarfatiConsulente media, PR e digital sull'asse Roma-Tel Aviv. Presidente di Progetto Dreyfus.

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Ci risiamo. Ogni volta che muoiono ebrei o israeliani in quanto tali si parla di “sparatoria”. Era una “sparatoria” al museo ebraico di Bruxelles, non era una “sparatoria” da Charlie Hebdo, era una “sparatoria” alla scuola ebraica di Tolosa, non era una “sparatoria” a Parigi. Di nuovo, l’attentato di ieri a Tel Aviv viene derubricato a “sparatoria” sui media italiani ed europei.

“Sparatoria” è un termine appropriato per un conflitto a fuoco tra una o più parti, certo non per l’omicidio a sangue freddo di passanti seduti ad un bar, in visita ad un museo o bambini in una scuola.

Perché dunque l’uso di un termine così fuori luogo? Perché la nebbia del politically correct e l’idea dei ‘palestinesi vittime’ è così radicata da obnubilare qualsiasi altro elemento che possa indicare come in certi episodi ci sia solo un torto – quello del terrorismo palestinese – e solo una ragione – quella di Israeliani ed ebrei colpiti per quello che sono (ebrei) e non per quello che fanno (niente, soprattutto ai danni di alcun palestinese) – .

Non c’è stata alcuna sparatoria ieri a Tel Aviv, non c’erano “ragioni da una parte e ragioni dall’altra” da dover tenere in considerazione. C’è stato solo un brutale attentato. Uno ha sparato e due innocenti sono morti vivad.io! Che cazzo c’era da capire?

Le parole tradiscono il vostro pregiudizio verso Israele, una democrazia così compiuta che vi sgomenta, togliendo nella vostra testa l’idea che “solo l’Europa” possa essere la culla di certi primati. Israele, democrazia così perfetta da essere incapace di sospendere anche solo per qualche ora i diritti dei propri cittadini arabi per arginare un terrorismo che nasce proprio nelle case di coloro che ricevono da Gerusalemme – unico caso in Medio Oriente – diritti, passaporto, dignità, lavoro e ed asilo.

Non ho più fiducia di un’Europa in cui politici e giornalisti sono così confusi e prevenuti da violentare un leggibilissimo episodio di cronaca per metterlo al servizio della loro idea sconclusionata sul conflitto: quella che deve ossessivamente riportare “due popoli, due ragioni” a prescindere da quello che le news ci propongono. In due mesi in Israele ci sono stati 75 accoltellati, 18 feriti a colpi di arma da fuoco, 11 investiti da auto, 25 assassinati e 194 feriti. Una lunga lista di morti ammazzati che nelle cronache sono stati retrocessi ad ‘ortodossi’, ‘coloni’, ‘soldati’ e ‘ultrareligiosi’, spediti nell’aldilà per mano di ‘giovani’, ‘attivisti’, ‘militanti’, ‘studenti’ o addirittura ‘squilibrati mentali’, come in questo caso.

Dovrà finire prima poi. Gli ebrei sono stanchi di essere ancora una volta le vittime sacrificali della vostra miopia, della vostra superstizione e della vostra incapacità di fornire risposte alla complessità del mondo che ci circonda.

[L’immagine è stata pubblicata da Progetto Dreyfus all’indomani dell’attentato di Bruxelles]

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