Sion Burbea, una persona speciale

La scomparsa di Sion Burbea ha colpito molti di noi, tra cui il presidente di Progetto Dreyfus Alex Zarfati che lo ha voluto ricordare con affetto e rispetto

Alex Zarfati
Alex ZarfatiConsulente media, PR e digital sull'asse Roma-Tel Aviv. Presidente di Progetto Dreyfus.
-
Ebraismo, News

Sion Burbea, una persona speciale

La scomparsa di Sion Burbea ha colpito molti di noi, tra cui il presidente di Progetto Dreyfus Alex Zarfati che lo ha voluto ricordare con affetto e rispetto

Ebraismo, News
Alex Zarfati
Alex ZarfatiConsulente media, PR e digital sull'asse Roma-Tel Aviv. Presidente di Progetto Dreyfus.

sion-burbea-progetto-dreyfusEsistono persone che senza essere insignite di titoli onorifici o roboanti incarichi istituzionali nella vita riescono a smuovere montagne. Le loro parole, anzi, i loro atti, sono capaci di arrivare dritti al cuore della gente perché i messaggi di cui si fanno portatori derivano da un’autorevolezza conquistata sul campo, non alla carica ai quali sono associati. Sion Burbea era uno di queste persone speciali.

Ieri al cimitero Flaminio di Roma centinaia di persone si sono raccolte per portargli l’ultimo saluto. Sion, nato a Tripoli nel 1922, è stato protagonista di una storia lunga e complessa. 96 anni in cui ha attraversato il XX secolo provando sulla pelle tutti i maggiori drammi vissuti dal popolo ebraico: dalla Shoah ai pogrom arabi del ’67. Non sono però le sciagure famigliari, comuni a quelli di tante famiglie ebree, a rendere speciale la sua storia, ma la visione che ha saputo ricavarne.

Le sventure che la vita ci riserva spesso ci lasciano malconci. Se siamo fortunati riusciamo a trarne un piccolo insegnamento per noi stessi e per la nostra famiglia. Solo alcuni fortunati sono stati in grado di assimilarle e sublimarle in gesti e opere attraverso un instancabile lavoro reso a servizio della propria Comunità.

La sua autorevolezza Sion se l’è conquistata attraverso il fondamentale lavoro di ricostruzione della storia e dell’identità religiosa di una comunità lacerata, quella degli ebrei libici cacciati dal paese natio. Ma il cui valore costituisce un patrimonio per la comunità ebraica tutta nel senso più ampio del termine. La sua partecipazione e il suo impegno infatti sono un lascito per tutti gli ebrei italiani, quale che sia la loro provenienza.

Nonno Sion – così veniva chiamato a casa nostra, doppiamente legata alla sua famiglia – ai miei occhi possedeva alcune delle doti più apprezzabili in una persona di fede: vera umiltà, empatia e confidenza nel sistema valoriale di cui si faceva portatore. Qualità rare, capaci di avvicinare – persino un mezzo laico come me – ai riti religiosi con una naturalezza e una spontaneità disarmante, impossibile da mettere in discussione.

Anche gli uomini straordinari, per quanto vorremmo, non possono vivere più di quello che gli è concesso. Aver avuto nella propria famiglia, nella propria comunità, come guida del Bet Yakov, uno tzaddik di tale levatura, è un privilegio che non dovremmo mai dimenticare. Che allo stesso tempo è una responsabilità della quale ciascuno di noi deve farsi portatore: protrarre la sua opera fondamentale per la memoria, il progresso umano e spirituale di ciascuno dei membri della nostra Comunità. Che il suo ricordo sia di benedizione.

Nella foto in alto: Sion Burbea (foto gentilmente concessa a Progetto Dreyfus dalla famiglia)

  • Progetto Dreyfus su Instagram

  • FOLLOW US