Dalle scritte antisemite a Roma alla maglia di Predappio, la settimana del nazifascimo

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Antisemitismo

Dalle scritte antisemite a Roma alla maglia di Predappio, la settimana del nazifascimo

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La ragnatela delle illusioni aveva fatto credere che l’antisemitismo fosse un’eredità non raccolta. Aveva fatto credere che l’odio contro gli ebrei appartenesse a un passato che non sarebbe mai tornato.

E invece no, perché tale illusione è stata disattesa e l’avversione verso il popolo ebraico, ove possibile, si è rafforzata.

L’antisemitismo è trasversale nella società italiana: dalla politica (caso Lannutti), al giornalismo (caso Feltri), senza dimenticare gli episodi attorno al mondo del calcio e ai nostalgici del fascismo.

Ed è proprio dal Ventennio che parte la vergognosa carrellata odierna.

Selene Ticchi, che alla commemorazione della marcia su Roma dell’ottobre scorso svoltasi a Pradappio indossò con la maglietta con la scritta “Auschwitzland”, è stata condannata per violazione della legge Mancino dal tribunale di Forlì. La pena prevede una condanna a quattro mesi di reclusione, che però sarà convertita in 9050 euro di multa.

Il messaggio che si manda è: calpestate la memoria e offendete gli ebrei quanto volete, tanto sarà il vil denaro a evitarvi il carcere.

La litania dell’odio non ha risparmiato Roma, dove in varie parti della città l’antisemitismo ha mostrato il clima che si respira nel nostro paese.

Complice la vicinanza con il derby di calcio capitolino, ieri al Circo Massimo (una zona centrale della città) è comparsa la scritta “Romanista Anna Frank” accompagnata da una svastica a opera di un gruppo riconducibile al mondo ultras biancoceleste.

Anche qui, illudersi che la problematica sia circoscrivibile al calcio sarebbe un autogol clamoroso, tanto per utilizzare un linguaggio amato dagli appassionati di questo gioco.

Nella zona nord della città (Montesacro) è comparsa su un muro una bizzarria dedica d’amore comparsa “Miriam ti amo più dei coltelli nei miei duelli!” con svastica e simbolo delle ‘SS’ in evidenza; mentre nella zona sud un’altra scritta “Il forno che vorrei negri, zingari e giudei” con svastica annessa.

Questi episodi sono lo specchio della nostra società, che nonostante i tragici retaggi del’900, continua a puntare il dito contro gli ebrei.

 

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