Saluto romano, il Lione squalifica a vita un suo tifoso

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Saluto romano, il Lione squalifica a vita un suo tifoso

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Non tutto il mondo è paese. Mentre in Italia i tribunali filosofeggiano sul saluto romano, in Francia si prendono provvedimenti. Fra le mura italiche il saluto romano non rientra in alcuna ipotesi di reato, né se lo si fa durante una commemorazione né durante una partita di calcio.

La pensano diversamente i nostri cugini d’Oltralpe che proprio in relazione a una partita di calcio hanno punito un tifoso.

Durante la gara di Champions League, disputata mercoledì scorso, tra Manchester City e Lione, le immagini televisive hanno inquadrato un sostenitore francese sulle gratinate dell’Etihad Stadium mentre faceva il saluto romano.

Il club calcistico transalpino ha immediatamente identificato il colpevole e attraverso un comunicato ha fatto sapere che lo squalificherà a vita. Il Lione, infatti, ha deciso che il protagonista di questa spiacevole vicenda non potrà può seguire i match della sua squadra del cuore, né in Francia né altrove.

Il provvedimento preso dal Lione rimanda indietro di poche settimane quando la Procura di Bologna ha sostenuto che il saluto romano del calciatore Eugenio Maria Luppi fatto a Marzabotto non rappresentava “nessun pericolo all’ordinamento democratico”.

È vero che è diverso prendere decisioni quando si è giudici e quando si gestisce una squadra di calcio. Ma è altrettanto vero che il saluto romano rappresenta per l’Italia una delle pagine più nere della propria storia.

Come ha affermato il sindaco di Marzabotto, Romano Franchi, dopo la sentenza di assoluzione di Luppi, “forse non c’è stato un pericolo fisico, ma c’è un pericolo culturale”.

Un pericolo culturale che si tende a ignorare o a nascondere sotto il tappeto, come la tradizione italica vuole…

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