Faenza, attacco a Roberto Matatia: “La Shoah è un’invenzione”

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Faenza, attacco a Roberto Matatia: “La Shoah è un’invenzione”

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Rispetto. Rigoroso silenzio. E tanta comprensione. Questo meriterebbero le vittime della Shoah. E invece ricevono tutto il contrario. Un esempio è la campagna d’odio (social) contro la senatrice a vita Liliana Segre, costretta a vivere sotto scorta, viste le continue minacce ricevute.

Ormai si susseguono gli episodi che testimoniano la banalizzazione e la minimizzazione della Shoah che talvolta viene anche considerata un’invenzione.

Come nella vicenda che ha visto coinvolta Roberto Matatia, scrittore e imprenditore ebreo al cinema Sarti di Faenza, in provincia di Ravenna.

A raccontare quanto è accaduto è stato lui stesso:

“Nella fila dietro di me c’era un gruppo di cinque uomini che discutevano tra loro, a un certo punto ho catturato la parola Hitler ed ebrei. Come mi succede sempre mi suonano i campanelli, ho cominciato ad ascoltare. Il più anziano del gruppo dice: mi sono rotto i co… di questa Shoah, una memoria pilotata dagli ebrei! A quel punto non ci ho visto più visto, mi sono girato, gli ho detto di vergognarsi, che stava dicendo una mostruosità. E l’ho incalzato: ‘Ma lo sa che io sono ebreo, e che la mia famiglia è stata massacrata ad Auschwitz?’”

Matatia ha riportato anche la risposta dell’uomo:

“Lo so che lei è ebreo. La Shoah è stata inventata dagli ebrei per dominare il mondo. Si informi meglio”.

Dominare il mondo attraverso le banche, la massoneria e media. Ai tre capisaldi del più bieco antisemitismo, nati all’inizio del 1900, ormai si è aggiunta anche la Shoah.

Un preoccupante rigurgito antisemita che sta infettando la società. Non bisogna cadere nell’errore di considerare quanto successo a Faenza come un episodio isolato e frutto della follia di una singola persona.

Purtroppo in Italia, ma anche altrove, la Shoah è spesso strumentalizzata per accusare gli ebrei di chissà quale colpa e responsabilità.

Adesso ritenuta anche un’”invenzione”, forse l’accusa più grave e meno rispettosa per chi ha vissuto quell’inferno che poi è stato raccontato al mondo come Shoah.

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