Simcha Rotem, morto l’ultimo combattente della rivolta del ghetto di Varsavia

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Simcha Rotem, morto l’ultimo combattente della rivolta del ghetto di Varsavia

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Quando il coraggio e la disperazione si uniscono, l’uomo compie azioni che non avrebbe mai creduto possibili. Come combattere contro la cieca ferocia della macchina nazista con armi che non avrebbero mai potuto sconfiggere alcun esercito.

E a distanza di anni, porsi la domanda se lanciare quella battaglia fosse la cosa giusta, mostrando un’umanità che altri esseri umani non avevano fatto con lui:

“Ancora oggi continuo a domandarmi se avevamo il diritto di prendere la decisione di avviare la rivolta e in questo modo abbreviare la vita di molte persone di una settimana, o anche solo di un giorno o due”.

Lo disse anni fa Simcha Rotem, l’ultimo combattente sopravvissuto alla rivolta del ghetto di Varsavia del ’43, morto a Gerusalemme all’età di 94 anni.

È il 19 aprile 1943 e nella capitale polacca scoppia la prima rivolta anti-nazista in Europa e Simcha aveva già visto spezzarsi la vita dalla malvagità del Terzo Reich, che gli distrusse la casa e gli uccise molte persone care:

“Dal primo momento in cui ho visto entrare la potenza tedesca nel ghetto, la mia prima reazione, e sono sicuro non solo la mia, è stata di sentire che noi non eravamo nulla. Che cosa potevamo fare con le nostre armi patetiche, quasi inesistenti, di fronte alla enorme potenza tedesca, con cannoni, carri armati e mezzi corazzati, centinaia se non migliaia di uomini? Mi sentivo completamente indifeso. Ma a quel sentimento seguì uno straordinario senso di elevazione spirituale. Questo era il momento che stavamo aspettando, per difenderci da tutta quella potenza tedesca”.

Dopo settimane di lotte, Simcha riuscirà a guidare molti suoi compagni verso la salvezza, portandoli fuori città. Una determinazione quasi ineguagliabile, figlia di un coraggio che l’anno precedente l’aveva portato a entrare tra le fila dell’organizzazione ebraica di combattimento guidata Mordechai Anielewicz, col nome di battaglia “Kazik”

Alla fine della guerra, Simcha Rotem si trasferirà in quello che da lì a breve diventare lo Stato d’Israele, la cui indipendenza si deve anche lui, ricordato dalle attuali autorità israeliane.

“La sua storia e la storia della rivolta sarà sempre nella memoria della nostra gente” ha detto il premier Benjamin Netanyahu, a cui ha fatto ero il presidente Reuven Rivlin “Grazie di tutto Kazik”.

Simcha Rotem spiegò:

“Siamo tutti animali su due gambe. Questo è ciò che sento. E tra questi animali su due gambe ci sono quelli che meritano di essere definiti esseri umani”.

Altri invece non hanno meritato di esser definiti tali…

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