Protesta contro Israele, una ricercatrice di Torino rifiuta collaborazione con l’università di Tel Aviv

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Protesta contro Israele, una ricercatrice di Torino rifiuta collaborazione con l’università di Tel Aviv

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Una ricercatrice di Torino si è rifiutata di collaborare con l’università di Tel Aviv in segno di protesta contro Israele. La scelta rientra nella campagna tesa a boicottare le collaborazioni con gli atenei dello Stato ebraico e in particolare in quella portata avanti da alcuni docenti e studenti per fare in modo che Università e Politecnico rinuncino all’accordo con il centro Technion, istituto accusato di fare ricerca al servizio del governo di Gerusalemme e dei militari.

“Rinuncio all’assegno di ricerca per boicottare l’università di Tel Aviv e Israele”. Sono le parole della protagonista di questa vicenda che non ha voluto uscire dall’anonimato:

“Mi è stato proposto un assegno di ricerca all’interno di un progetto finanziato dal fondo europeo Horizon 2020. Si sarebbe trattato di un lavoro nell’ambito della ricerca energetica in collaborazione con l’università israeliana di Tel Aviv, ma ho rifiutato l’offerta perdendo di conseguenza il lavoro e, con ogni probabilità, qualsiasi velleità di carriera accademica in Italia”.

Dentro e fuori l’Università torinese si è aperto un accesso dibattito sulla distinzione fra ricerca e politica, sostenuta dai rettori, convinti che le applicazioni non debbano avere nulla a che fare con l’operato dei governi. L’ex sindaco di Torino, Piero Fassino, si espresse in maniera molto dura su chi invitava al boicottaggio di Israele.

La giovane ha messo in scena tutti i cavalli di battaglia della propaganda e delle bugie contro Israele:

“Le istituzioni accademiche sono un punto chiave della struttura ideologica ed istituzionale del regime di oppressione, colonialismo ed apartheid di Israele contro la popolazione palestinese. Fin dalla sua fondazione, l’accademia israeliana ha legato il proprio destino a doppio filo con l’establishment politico-militare, e nonostante gli sforzi di una manciata di accademici interni, tale istituzione rimane profondamente impegnata a supportare e perpetuare la negazione dei diritti dei palestinesi da parte di Israele”.

Per chi sa leggere è una litania. Per chi legge con occhi antisionistici è linfa vitale per la demonizzazione di Israele sul piano politico ed economico e qui la cosa si fa più sottile. Perché a queste persone non basta puntare il dito contro il governo di Gerusalemme, ma vuole minare alla base l’economia di un paese che fin dalla sua nascita si difende da attacchi vergognosi.

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