Shoah, addio a Piero Terracina: uno dei pochi sopravvissuti di Auschwitz

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Shoah, addio a Piero Terracina: uno dei pochi sopravvissuti di Auschwitz

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Ci eravamo illusi che fossero immortali. Non solo per affetto ma forse per la nostra consapevole impossibilità di portate avanti il loro messaggio, perché solo chi ha vissuto un’esperienza terribile può raccontarla e farla comprendere anche all’interlocutore più distratto o scettico.

Per questo la morte Piero Terracina avvenuta ieri rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme di una memoria che in molti vorrebbero mistificare.

Una memoria a cui Piero Terracina ha attinto nel tempo, dando voce a un dolore senza pari che lo portò a dire: “All’Inferno ci sono stato, si chiama Auschwitz-Birkenau”.

Piero Terracina nacque a Roma il 12 novembre 1928, aveva due fratelli (Leo e Cesare) e una sorella (Anna). La famiglia Terracina viveva a Trastevere, storico rione della città. Riuscì a scampare ai raid delle SS, vivendo in clandestinità dall’ottobre del 1943 fino a quando fu deportata:

“Io e i miei fratelli andavamo in cantina dove avevamo sistemato alcune tavole per dormire, ma di giorno dovevamo uscire per poter trovare i denari per sopravvivere. All’inizio pensavamo che avrebbero risparmiato anziani e donne”.

Ironia della sorte il 7 aprile 1944 la famiglia Terracina stava festeggiando la Pasqua ebraica, ricorrenza con cui gli ebrei ricordano la conquista della libertà dopo la schiavitù in Egitto, quando Piero Terracina venne portato da quattro persone in borghese a Regina Coeli con la sua famiglia, poi nel campo di Fossoli a Carpi, vicino Modena. A Roma, raccontò Terracina:

“Ci fecero salire su un’ambulanza con due tedeschi a bordo. ‘Non vi preoccupate,’ – ci dissero i fascisti che avevano seguito mia sorella per stanarci – ‘basta che ci diciate dove avete nascosto i gioielli’. Ma noi non avevamo più nulla”. “Ragazzi, qualsiasi cosa succeda, siate uomini – ci disse mio padre faccia al muro, nel carcere – Dignità soprattutto”.

Una ferita mai più rimarginata per Piero Terracina che è stato ricordato così dalla presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello:

“La Comunità Ebraica di Roma piange la scomparsa di un baluardo della Memoria. Piero Terracina ha rappresentato il coraggio di voler ricordare, superando il dolore della sua famiglia sterminata e di quanto visto e subito nell’inferno di Auschwitz, affinché tutti conoscessero l’orrore dei campi di sterminio nazisti. Oggi piangiamo un grande uomo e il nostro dolore dovrà trasformarsi in forza di volontà per non permettere ai negazionisti di far risorgere l’odio antisemita”.

Una figura emblematica quella di Piero Terracina, che è stato “salutato” anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella:

“Ho appreso con tristezza la notizia della scomparsa di Piero Terracina, ultimo tra i sopravvissuti della deportazione degli ebrei romani e testimone instancabile della memoria della Shoah. Ai suoi familiari e alla comunità ebraica di Roma esprimo sentimenti di vicinanza e di cordoglio”.

Piero Terracina se ne è andato all’età di 91 anni dopo mille racconti sull’esperienza terribile dei campi di sterminio. Ora toccherà a noi provare a portare avanti la sua memoria.

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