I palestinesi e la pace con Israele: alcuni episodi che dovrebbero far riflettere

Qualche piccolo fatto per capire chi è l’ostacolo alla pace oggi in Medio Oriente

Ugo Volli
Ugo Volli
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Israele

I palestinesi e la pace con Israele: alcuni episodi che dovrebbero far riflettere

Qualche piccolo fatto per capire chi è l’ostacolo alla pace oggi in Medio Oriente

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Ugo Volli
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Fatto numero 1. Al-Quds Open University (QOU) è un’università pubblica indipendente dell’Autorità Palestinese. Fondata nel 1991 prima degli accordi di Oslo (dunque da Israele e non dall’Autorità Palestinese, come dice il suo sito con le solite menzogne), ha sedi in varie località dell’Autorità Palestinese. Per facilitare le iscrizioni ha pubblicato una mappa di queste collocazioni. Ne è nato uno scandalo, perché esse erano tutte, naturalmente, nei territori sotto il controllo dell’AP e non includevano Haifa o Jaffa o Nazaret, che sono in Israele. L’università è stata accusata di non essere di Gerusalemme (Al Quds) ma di Trump e cose del genere, ed è stata costretta a scusarsi umilmente. Conclusione: le mappe della “Palestina” pubblicate sotto l’Autorità Palestinese devono obbligatoriamente includere il territorio israeliano (anche quello precedente al ‘67) e cancellare lo stato di Israele. E’ così che l’Autorità Palestinese indica la sua volontà di convivenza con Israele e prepara i suoii sudditi alla pace.

Fatto numero 2. Il sindaco del villaggio arabo di Anabta, vicino alla cittadina di Tulkarem, Hamdallah Hamdallah, ha partecipato qualche giorno fa a un convegno sui due stati con esponenti della sinistra israeliana e qualche altro notabile arabo. Smascherato in questo atto terribile di normalizzazione coi nemici ebrei, è stato costretto a dimettersi; ma non è detto che non debba subire conseguenze peggiori.

Fatto numero 3 (il più significativo e pericoloso). Il presidente della lista araba unitaria alle elezioni israeliane, Ayman Odeh, ha dichiarato che il candidato della sinistra israeliana Gantz non può formare un governo senza l’appoggio della sua lista, il che è vero perché i sondaggi danno risultati molto simili alle scorse elezioni: il centrodestra è quotato intorno ai 57 seggi (la maggioranza è 60), il centrosinistra intorno ai 44 e con l’apporto di Lieberman arriva intorno ai 52. Solo con i voti della lista araba, in cui ci sono personaggi esplicitamente legati al terrorismo, può arrivare alla maggioranza. Odeh poi ha detto:

“Non so se Gantz e il Likud riusciranno a formare un governo di unità senza di noi, c’è una possibilità. [… Ma] se non costituiscono un governo di unità nazionalista, non c’è dubbio che Benny Gantz non ha la capacità di formare un governo senza la Lista Unitaria Araba.”

Ha poi aggiunto:

“Vogliamo impedire al [primo ministro israeliano Binyamin] Netanyahu di continuare a governare. Ma ciò richiede che i bianco-azzurri ci dicano qual è la loro vera piattaforma. Ma non so cosa sia. Se è una piattaforma di pace, democrazia e vicinanza tra ebrei e arabi – lo sosterremo seriamente. Se parlano di annessione unilaterale e di ogni sorta di idee che si appoggiano a destra – allora non lo sosterremo.”

In sostanza per fare il governo con gli arabi, Gantz deve rinunciare al piano di pace di Trump e a provvedimenti fondamentali per la sicurezza di Israele, come l’annessione della valle del Giordano. Gantz ha risposto che farà un governo di soli partiti ebraici, lasciando capire che basterebbe un’astensione degli arabi. Ma a parte che questo metterebbe in ogni momento il suo eventuale governo dipendente da questa astensione, tecnicamente non è possibile, perché anche con Lieberman il centrosinistra ha meno voti del centrodestra e non può dunque costituire un governo di minoranza. E’ probabile che questa situazione porti a nuove elezioni. Vale la pena di sottolineare qui che anche i politici arabi israeliani non sono interessati alla pace.

Fatto numero 4. Gli arabi israeliani della città di Umm al-Fahm nel “triangolo” a nordest di Cesarea, hanno dimostrato contro il progetto del piano Trump di annettere il loro territorio alla sovranità di uno stato palestinese, senza spostamenti di popolazione, in cambio dell’annessione di zone prevalentemente abitate da ebrei in Giudea e Samaria. Hanno proclamato di voler restare in Israele. Ma nelle loro manifestazioni non si vedevano bandiere israeliane bianco e azzurre, solo insegne palestinesi rosse nere verdi e bianche. Come dire: vogliamo la libertà e la prosperità che ci assicura Israele, ma non siamo disposti ad accettare la sua legittimità come stato ebraico, vogliamo invece una “Palestina 2” più ricca e meno corrotta della versione di Ramallah. Se questa è una premessa di pace…

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