Netanyahu, la Germania e le ong anti-Israele

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Benjamin Netanyahu ha annullato il colloquio con il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel in visita in Israele. Il premier aveva chiesto all’esponente del governo della Germania di scegliere fra l’incontro con lui e con due organizzazioni non governative entrambi molto critiche nei confronti dello Stato ebraico: B’Tselem e Breaking the Silence.

Gabriel ha affermato che sarebbe stato “un evento straordinario, per usare un eufemismo” se Netanyahu non l’avesse incontrato e davanti alle telecamere della televisione nazionale Zdf ha detto:

“Immaginate se il primo ministro israeliano fosse venuto in Germania e avesse voluto incontrare persone critiche nei confronti del governo e questo avesse detto che non è possibile. Sarebbe impensabile”.

La differenza però si annida nel dettaglio. E come ha ricordato il ministro dell’Istruzione Naftali Bennett: “Breaking the Silence non è un’organizzazione anti-Netanyahu ma è anti-Idf”. Breaking the Silence, infatti, è ferma sostenitrice che le forze di difesa israeliane commettano crimini di guerra.

Una risposta a Berlino è arrivata anche dall’ex ministro della Difesa Moshe Ya’alon: “Il finanziamento e la partecipazione dell’Europa su questi temi travalica molte linee rosse nelle relazioni tra i nostri paesi”.

Non è la prima volta che Gabriel ha rapporti tesi con il governo di Gerusalemme. Nel 2012 descrisse Israele come uno stato di apartheid.

Il legame fra Germania e ong è stato tema di discussione in due ambiti, apparentemente lontani tra loro.

Sulla stampa estera è stato scritto che il governo tedesco fornisce direttamente e indirettamente milioni di euro a organizzazioni non governative israeliane, palestinesi e europee politicamente attive nel conflitto arabo-israeliano. Ciò include gruppi che glorificano il terrorismo, promuovono campagne di BDS contro Israele, e alcuni con presunti legami con l’organizzazione terroristica Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ritenuta tale ufficialmente anche dall’UE, di cui la Germania ne è un pilastro. L’ong palestinese Al-Haq, leader delle campagne BDS e lawfare, ha ricevuto finanziamenti diretti del governo tedesco dal 2013, nonché finanziamenti indiretti attraverso la Medico International (MI) finanziata dalla Germania. Il direttore generale di Al-Haq, Shawan Jabarin, ha presunti legami con il FPLP. L’MI finanzia anche l’Unione dei Comitati di Lavoro Agricolo (UAWC), una ong palestinese fondata nel 1968 dai membri del FPLP ed è un affiliato ufficiale del FPLP. UAWC è stato identificato da USAID come braccio agricolo del FPLP.

Nella sua audizione in commissione Schengen a Palazzo San Macuto, il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ha detto:

“A partire dal settembre-ottobre 2016 abbiamo registrato un improvviso proliferare di unità navali delle Ong che fanno il lavoro che prima gli organizzatori svolgevano: accompagnare fino al nostro territorio i barconi dei migranti. Abbiamo registrato la presenza, nei momenti di maggior picco, di tredici assetti navali”.

Zuccaro ha rivelato che lo Stato in Europa che detiene il maggior numero di ong impegnate nei soccorsi in mare di migranti è la Germania, alla quale fanno capo cinque di queste ong con sei navi, tra cui le due di Sos Mediterranee. Il Pm ha sottolineato che i costi mensili e giornalieri sono molto elevati. Aquarius di Sos Mediterranee ha un costo quotidiano di 11.000, mentre la Moas di Christopher e Regina Catrambone, Ong con sede a Malta, “ha costi per 400.000 euro mensili”.

Zuccaro ha rivelato:

“Crea sospetti anche questo dato dei Paesi che danno bandiera alle navi. E ci si deve porre il problema di dove venga il denaro per sostenere costi così elevati, quali siano le fonti di finanziamento, anche se non sarà facile”.

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