Napoli, documenti falsi in aiuto del terrorismo islamico

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Napoli torna a far parlare di sé in merito al terrorismo islamico. Dopo l’arresto del presunto terrorista Sillah Housman, cittadino gambiano, arrestato nel giugno 2018, nel capoluogo campano è stato realizzato un blitz che ha portato alla luce un’organizzazione specializzata nella produzione di documenti falsi destinati a 15 Paesi esteri.

Il bilancio dell’operazione, coordinata anche a livello internazionale dal Servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo esterno, è di otto arresti, diciannove indagati, venti perquisizioni e due locali sequestrati.

L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla produzione, al riciclaggio e al traffico di documenti di identità contraffatti, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina funzionale al terrorismo internazionale.

Tra i diciannove accusati, dodici sono campani (di Napoli, Caserta e Benevento, di cui alcuni risultati beneficiari di reddito di cittadinanza) e sette stranieri.

Secondo il gip gli indagati erano:

“Pienamente consapevoli che un documento contraffatto non soddisfa in sé alcuna esigenza umana ma è sempre un mezzo necessario per commettere altri reati, normalmente più gravi del falso stesso”.

L’operazione antiterrorismo a Napoli ha evidenziato che uno degli indagati è un algerino, su cui grava il sospetto di aver favorito Anis Amri, il terrorista islamico autore della strage di Berlino del 2016.

Dal 2016 a oggi, più volte il nome di Anis Amri è stato legato all’Italia e non solo per l’ormai nota fuga che si concluse con la sua uccisione.

All’inizio del 2018, infatti, gli 007 italiani avevano scoperto che il terrorista islamico aveva contatti con soggetti appartenenti o legati alla cellula terroristica islamica che voleva colpire Roma. In quell’operazione era finito in manette Abdel Salem Napulsi, che viveva nel quartiere di Marconi, vicino alla Stazione ferroviaria di Trastevere, una dei nodi nevralgici della capitale.

Il blitz contro il terrorismo islamico a Napoli dimostra che non bisogna abbassare mai la guardia, anche in un momento particolare come quello che stiamo vivendo in queste settimane.

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