Il rispetto degli animali e l’antisemitismo

Ugo Volli
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Il rispetto degli animali e l’antisemitismo

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Sui giornali si è appena affacciata una notizia che invece è molto significativa e che merita di essere commentata, soprattutto in un momento in cui si parla di antisemitismo, o si dovrebbe farlo in maniera concreta, vicino alla ricorrenza della Giornata della memoria e dopo il sondaggio di Eurobarometro che mostra la sua spaventosa estensione nei paesi europei. La notizie è questa: il 1 gennaio in una delle tre regioni del Belgio (le Fiandre) è entrata in vigore una legge che proibisce la macellazione degli animali, salvo che sia eseguita con le modalità previste dai macelli comuni (cioè previo stordimento, che non è ammesso dalle regole ebraiche, e neppure da quelle islamiche). La stessa proibizione entrerà in vigore fra qualche mese nella parte francofona del Belgio (Vallonia), mentre per il momento non è prevista nella regione autonoma di Bruxelles. Il provvedimento si aggiunge a quelli parzialmente diversi fra loro già in vigore in diversi paesi europei (Austria, Finlandia Danimarca, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svezia Slovenia e Svizzera ). Il senso con cui vengono motivate queste leggi è certamente lodevole, perché si tratta, dicono, di evitare sofferenze inutili agli animali.

Su questo punto come non essere d’accordo? Io, per esempio, sono da molti anni vegetariano. E però bisogna completare il discorso. Una cosa è uccidere gli animali per produrre del cibo, con metodi come la macellazione kasher che da millenni sono stati concepiti per diminuire al minimo la sofferenza degli animali e garantire che la carne sia sana. Un’altra cosa è uccidere per divertimento (questo è la caccia nel mondo contemporaneo, uno sport, un divertimento, non certo una necessità alimentare) e con metodi che certamente provocano forte stress e sofferenza agli animali: l’inseguimento con i cani, gli spari che spesso non sono mortali al primo colpo o provocano la morte dopo un’agonia dolorosa. Bene, tutti i paesi europei oggi ammettono la caccia, ci sono circa 8 milioni di cacciatori (le cifre sono qui) e lo fa anche l’Unione Europea, che scrive in un suo documento:

“La direttiva [sulla caccia] riconosce pienamente la legittimità della caccia agli uccelli selvatici come forma di sfruttamento sostenibile. La caccia è un’attività in grado di generare importanti ricadute di ordine sociale, culturale, economico e ambientale in varie zone dell’Unione europea.”

Nessuno oggi fa campagna per l’abolizione di questa pratica crudele. Esistono paesi europei dove si pratica il tiro al piccione come sport e la caccia alla volpe (pratica particolarmente crudele e insensata, perché non fornisce cibo) non si fa solo in Inghilterra, ma anche in Lombardia. In Francia si possono cacciare gli uccelli minuti con il vischio e altre colle.

Non voglio andare avanti con questo elenco di efferatezze, ma solo far notare che la motivazione della prevenzione della crudeltà sugli animali per proibire la macellazione ebraica e musulmana non regge: se la ragione per legiferare fosse questa, la prima cosa da abolire sarebbero le pratiche che uccidono gli animali con terribile sofferenze per il divertimento dei cacciatori. E invece si proibisce la macellazione ebraica, che non implica né divertimento né crudeltà. Vi è dunque un senso politico, quello di rendere difficile in quei paesi la vita ebraica (e anche quella musulmana) nel rispetto delle leggi tradizionali. Come dire: potete essere ebrei, a patto che non vi comportiate come tali, che accettiate di abolire il vostro modo di vivere e aderiate al nostro, che vi assimiliate alla nostra sensibilità. Non è molto diverso, in fondo, da quel che diceva l’inquisizione. Se volete vivere qui, dovete convertirvi. Del resto il processo alla macellazione facilmente si estende alla circoncisione, presentata come una violenza a neonati che non hanno potuto dire la loro. Di recente è stato sospeso all’ultimo momento un disegno di legge che la proibiva in Islanda, un paese piccolo ma che esprime tendenze comuni al mondo nordico.

L’antisemitismo può essere anche questo: rendere impossibile, nel concreto, la vita ebraica. Eliminare gli ebrei impedendo loro di comportarsi da ebrei. Con le migliori intenzioni del mondo, naturalmente: proteggere i minori e gli animali, non permettere ad antiche regole senza ragione di danneggiare la nostra meravigliosa società. Con la superiorità morale di chi condanna la barbarie. Con la severità di chi sa ciò che è giusto e buono e non si lascia fermare da vecchie superstizioni. In fondo è così che Voltaire e Kant pensavano all’ebraismo come un relitto preistorico da cancellare. Che poi le ragioni non siano esattamente così pure, che forse si voglia davvero eliminare dal paesaggio europeo una diversità culturale che pretende di conservare la propria differenza iscrivendola sul proprio corpo e sui cibi che consuma, è un sospetto riservato a coloro che come noi non credono che nell’anima europea l’antisemitismo sia stato davvero cancellato dall’aspirazione all’unità sovrannazionale.

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