L’operazione Primavera e i 13mila ebrei parigini deportati

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David Spagnoletto
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L’operazione Primavera e i 13mila ebrei parigini deportati

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David Spagnoletto

Parigi 4 luglio 1942: René Bousquet, capo della polizia del governo di Vichy, incontra gli ufficiali delle SS Knochen e Dannecker, che ottengono da lui il bene placito per visitare i campi di internamento della zona non occupata con l’intento di rendersi conto della situazione e predisporre i trasferimenti nei campi di concentramento. Dannecker telegrafa ad Adolf Eichmann il risultato positivo dei colloqui e la partecipazione della polizia francese alla retata.

Parigi 12 luglio 1942: viene dato il via all’operazione “Vento di primavera” che, secondo gli ordini, deve essere eseguito “con la massima velocità”.

Parigi 16 luglio 1942. Le lancette degli orologi indicano le 4, minuto più minuto meno. Poche ore e molte persone si sveglieranno per fare quello che fanno ogni mattina o quello che si erano prefissati la sera precedente. Non è così per 13.152 ebrei, che vengono arrestati in una retata guidata dalla polizia francese con il determinante appoggio della Germania. È il più grande arresto in massa di ebrei avvenuto in Francia durante l’occupazione nazista. 3235 uomini 5.802 donne e 4.115 bambini costretti a portare con sé solo una coperta, un maglione e un paio di scarpe.

Per alcuni il calvario si concluderà subito al campo di transito di Drancy, a nord di Parigi, in attesa di essere deportati in Germania o in Polonia; per gli altri, la maggioranza, al “Velodromo d’Inverno” (circuito coperto per gare di ciclismo vicino la Torre Eiffel) dove furono ammassati e rinchiusi per giorni. Finestre chiuse per sicurezza, cinque bagni sigillati, altri cinque funzionanti e un solo rubinetto dell’acqua. Per chi tenta di fuggire c’è la fucilazione sul posto. Cinque giorni di prigionia che fanno da anticamera all’internamento nei campi di Drancy, Beaune-la-Rolande e Pithiviers, a loro volta anticamera dell’inferno che si chiama campo di sterminio.

“Vento di primavera” è una delle tante operazioni a danno degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Come succede spesso però, all’interno di una storia ci sono alcuni particolari, se possibile, ancora più raccapriccianti. In principio, infatti, Eichmann non chiese l’arresto dei bambini, che autorizzò solo in un secondo momento, perché interessato solamente alle persone tra i sedici e i quarant’anni. A proporlo ai nazisti fu Pierre Laval (Primo Ministro e principale responsabile della politica di collaborazione con la Germania nazista) che al Consiglio dei ministri spiegò così la scelta: “Per un principio umanitario ho ottenuto, contrariamente alle prime intenzioni dei tedeschi, che i figli, compresi quelli minori di sedici anni, siano autorizzati ad accompagnare i genitori”.

Il governo francese ha rifiutato di chiedere scusa per il ruolo della polizia, sostenendo la non responsabilità per quanto accaduto fino al 16 luglio 1995, quando l’allora presidente Jacques Chirac disse che era arrivato il momento che il suo paese facesse i conti con la propria storia, riconoscendo le complicità che lo Stato aveva avuto nella persecuzione degli ebrei.

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