Attacco a Liliana Segre, sospesa professoressa di Firenze

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Attacco a Liliana Segre, sospesa professoressa di Firenze

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Continuano gli attacchi a Liliana Segre. Sembra incredibile, ma la sopravvissuta ad Auschwitz anziché essere rispettata e ascoltata, subisce critiche e attacchi.

L’ultimo episodio contro la senatrice a vita è accaduto a Firenze, dove una professoressa della scuola media Mazzanti è stata sospesa per aver detto in classe che Liliana Segre è un “personaggio in cerca di pubblicità”.

A denunciare l’accaduto sono stati gli studenti, che via Whatsapp hanno informato i propri genitori, che a loro volta hanno protestato con i dirigenti scolastici. Il risultato è stato che la professoressa è tornata in classe scusandosi con i ragazzi.

Il preside della scuola, Arnolfo Gengaroli, ha così spiegato la propria decisione di sospendere l’insegnate d’inglese, rea di aver attaccato la Segre:

“Adesso posso informalmente invitare la collega a non presentarsi a scuola e le ho inviato una email in merito. Ciò per motivi di opportunità, sia per le istituzioni, sia per lei stessa perché si troverebbe a operare in un contesto non sereno. Ma domani sarò all’ufficio legale del provveditorato per avviare l’istruttoria per la sua sospensione urgente”.

Il massimo dirigente della scuola fiorentina, che sta preparando una relazione su quanto accaduto per consegnarla all’Ufficio scolastico regionale, ha fatto sapere ieri:

“La sospensione richiede un iter lungo e articolato e oltre una certa fase non compete più al dirigente scolastico dell’istituto ma agli organismi superiori, ma intanto le ho chiesto di non presentarsi a scuola a partire da domani lunedì”.

Gli altri docenti hanno espresso “la loro totale ed estremamente indignata distanza dalle parole” dette dalla loro collega all’interno di una lettera in cui hanno anche scritto di ritenersi “offesi” e di non ammettere “alcuna giustificazione” per  le idee espressa dalla professoressa, protagonista dell’infausto commento nei confronti di Liliana Segre.

Dovremmo ascoltare in silenzio le parole di Liliana Segre, una persona che ha vissuto un’esperienza terribile, quella dei campi di sterminio, in cui morirono milioni di persone.

E invece che cosa facciamo? La attacchiamo, la facciamo diventare bersaglio da chi vive una vita serena e non ha mai provato ciò che lei è stata costretta subire.

Il plurale è d’obbligo, perché se Liliana Segre subisce tutto questo la responsabilità è collettiva. Se non riusciamo a proteggere chi è stata deportata in un lager nazista, allora vuol dire che più di qualcosa abbiamo sbagliato.

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