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Legge Shoah, Roma: sit-in sotto l'ambasciata polacca

Legge Shoah, sit-in sotto l’ambasciata polacca a Roma

Redazione
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Legge Shoah, sit-in sotto l’ambasciata polacca a Roma

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Gli ebrei romani si sono radunati ieri pomeriggio sotto l’ambasciata polacca per far sentire la propria voce in merito alla legge sulla Shoah approvata dal presidente Duda. Giovani e anziani hanno preso parte al sit-in, organizzato dall’associazione Figli della Shoah, con striscioni e slogan, ricordando che la Polonia non è esente da responsabilità nelle vicende legate all’Olocausto.

Sit-in a cui ha aderito anche la Comunità ebraica di Roma, la cui presidente Ruth Dureghello è stata ricevuta assieme a una delegazione dall’ambasciata polacca in Italia.

La massima esponente Cer ha dichiarato:

“È evidente che in tutta Europa c’è un clima di recrudescenza antisemita. Le violenze, il negazionismo, i populismi si evidenziano con maniera sempre più forte. È di ieri o dell’altro ieri una legge in Islanda che vieta la circoncisione. Non possiamo non essere preoccupati per quello che accade anche in Ungheria e in Austria, ma anche in alcune zone della Germania. Furono davvero tanti i Giusti polacchi, oltre 6.000, che si distinsero proprio per il loro rifiuto a collaborare ma tanti altri collaborarono, i campi di sterminio stavano là, e molti cittadini polacchi erano presenti e tacquero. Non si può certo dire che in Polonia in assoluto non abbiano avuto alcuna responsabilità”.

Sull’incontro è intervenuta anche l’ambasciata polacca che in una nota ha fatto sapere:

“Da parte nostra abbiamo pertanto cercato di chiarire per quanto possibile i dubbi e le conseguenti paure che, a nostro parere, derivano dalla non corretta interpretazione della nuova disposizione. Da parte nostra abbiamo sottolineato e teniamo a sottolineare che siamo sempre aperti a parlare delle incomprensioni che accompagnano la legge approvata in Polonia. Una legge concepita con il fine principale di combattere la negazione e la falsificazione della verità sull’Olocausto, ivi compreso lo sminuire la responsabilità dei veri colpevoli di questi crimini. Una legge concepita come difesa da chi attribuisce allo Stato e al popolo polacco, pubblicamente e contrariamente ai fatti, la corresponsabilità per i crimini nazisti compiuti dal Terzo Reich, inducendo in errore e ledendo le vittime-cittadini della Polonia, sia di origine ebraica che polacca”.

Non è una legge che potrà cambiare la storia, come ha sottolineato Settimio Di Porto, dell’associazione Figli della Shoah:

“Questa legge arriva come una coltellata alle spalle. Dopo 70 anni non c’è nulla che motivi una presa di posizione di questo genere. La Polonia è l’ultima delle Nazioni che se lo può permettere”.

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