Jihadista italiana arrestata, cosa sappiamo di certo su Lara Bombonati

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Terrorismo

Jihadista italiana arrestata, cosa sappiamo di certo su Lara Bombonati

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La jihadista italiana Lara Bombonati è stata arrestata su richiesta della procura distrettuale di Torino, che monitorava i suoi movimenti. L’indagine è ancora in corso perché gli inquirenti stanno cercando di capire come e se qualcuno ha aiutato la giovane a raggiungere la Siria e quali possano essere i suoi legami con altre cellule terroristiche in Italia. In queste ore si stanno susseguendo ricostruzioni e ipotesi sugli ultimi anni di vita della 26enne di Garbagna, in provincia di Alessandria.

Cosa si sa di certo su di lei?

  • Nell’estate del 2014 Lara Bombonati raggiunse in Siria il marito Francesco Cascio, originario di Trapani, un foreign fighter italiano, morto nel corso di un’irruzione in un campo di addestramento in nome di quel Califfato che tanto l’aveva attirato.
  • Si era convertita all’Islam alcuni anni fa quando aveva conosciuto il marito e quando è stata trasferita nel carcere delle Vallette di Torino  ha sottolineato di essere musulmana.
  • Almeno due volte è tornata in Italia ed era pronta a tornare a unirsi con lo Stato Islamico.
  • Nel gennaio scorso è stata fermata al confine tra la Turchia e la Siria dall’esercito turco che pattugliava la zona, considerata un cuscinetto tra l’Isis e il territorio controllato dai curdi. Arrestata, è finita in carcere fino all’espulsione voluta dal governo turco, che l’ha segnalata alle autorità italiane.
  • Quella segnalazione l’ha fatta diventare la presunta jihadista più controllata in Italia. Non è mai stata persa di vista dalle Digos di Alessandria e di Torino che, proprio per ricostruire la sua rete in Piemonte ed eventuali rapporti con membri di cellule terroristiche, hanno fatto scattare il suo arresto nella convinzione che la ragazza stesse tendando di tornare in Siria.

Al momento non sono stati registrati contatti significativi fra Lara e possibili terroristi dagli inquirenti, che stanno setacciando il materiale a lei sequestrato per chiarire i motivi dei suoi ritorni in Italia.

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