Italia, allarme per 400 potenziali jihadisti pronti a colpire

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David Spagnoletto
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Italia, allarme per 400 potenziali jihadisti pronti a colpire

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David Spagnoletto

L’Antiterrorismo italiano ha stimato che sul nostro territorio si nasconderebbero 400 potenziali assalitori e autori di attacchi legati allo jihadismo. Una black list redatta dalle forze di sicurezza secondo cui i soggetti interessati si muoverebbero in maniera autonoma e i loro rapporti col fondamentalismo islamico sarebbero ben celati anche grazie all’uso delle nuove tecnologie. Il fenomeno interessa tutto il Paese e non solo i luoghi in cui sono presenti centri islamici e moschee che a volte diventano fucine di terroristi. Negli ultimi anni è aumentata l’attenzione dell’intelligence su questi soggetti e sul mondo musulmano che in Italia conta su centinaia di luoghi di culto, altrettante moschee, 159 centri islamici e decine di scuole coraniche. Ma che caratteristiche hanno questi potenziali terroristi? Per lo più sono convertiti italiani, immigrati di seconda generazione e volontari partiti o che potrebbe partire a breve per andare a combattere in Siria e Iraq con i miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi. Il dato che salta subito agli occhi è che alcuni di questi sono stati anche destinatari di un decreto di espulsione.

Il Centro internazionale antiterrorismo israeliano, con la collaborazione del ricercatore Michele Groppi, che ha ampliato e aggiornato uno studio del 2011 presso l’ICT di Herzliya, sotto la supervisione del dottor Boaz Ganor e Stevie Weinberg, ha analizzato lo sviluppo della comunità islamica italiana, tra processi di mancata integrazione e radicalizzazione di diverse realtà, definendo la figura del terrorista islamico “homegrown”: “una persona che gode dei diritti sociali e legali, vissuta a stretto contatto con i valori e le credenze culturali del paese che li ospita, e che mostra l’intento di fornire il supporto per commettere direttamente o indirettamente un attacco terroristico all’interno della nazione in cui vive”.

Gli homegrown sono quei musulmani nati e cresciuti nelle società occidentali che, una volta abbracciato il radicalismo islamico, pianificano e attuano attacchi contro i loro Paesi d’origine.

Il dossier israeliano ha dedicato ampio spazio alla presenza dei musulmani nella Penisola mostrando come “rispetto al 2011 sono cresciuti con un tasso pari al 5%, ovvero di 71.111 unità” e prendendo in esame anche:

contatti pericolosi o potenzialmente pericolosi con agenti ritenuti radicali e/o violenti, organizzazioni sociali radicali, moschee e scuole coraniche radicali, leader sociali e religiosi radicali, organizzazioni impegnate in attività terroristiche, sostegno finanziario e logistico di attività terroristiche, attacchi terroristici o di tentativi di attacco terroristici sul suolo italiano, jihadisti italiani, arresti per reati di terrorismo, con rispettive sentenze ed espulsioni, e aggressioni e omicidi a sfondo culturale e religioso.

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