Striscione contro Israele sulla sinagoga di Vercelli, assolti perché “non fu odio razziale”

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Striscione contro Israele sulla sinagoga di Vercelli, assolti perché “non fu odio razziale”

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Il tribunale di Vercelli ha assolto dall’accusa di incitamento all’odio razziale i due appartenenti al Collettivo Mattone, che nel 2014 avevano affisso sul cancello della sinagoga della città uno striscione con le scritte “Stop bombing Gaza”, “Free Palestine” e “Israele Assassini”, in segno di protesta per Margine protettivo, l’operazione difensiva condotta dall’esercito israeliano contro l’organizzazione terroristica di Hamas.

La procura aveva chiesto quattro anni di reclusione per istigazione all’odio razziale, anche se i responsabili del tempio ebraico avevano presentato una denuncia per diffamazione.

La presidente della Comunità ebraica di Vercelli, Rossella Bottini Treves ha spiegato:

“Dal nostro punto di vista non è mai stato un processo di natura politica né un processo sul conflitto israelo-palestinese, ma il gesto è ritenuto grave perché possibile oggetto di pericolose strumentalizzazioni. Riteniamo, infatti, che il tempio israelita sia un luogo sacro e inviolabile e quindi sarà nostro compito tutelarne l’integrità, la sicurezza e denunciare qualsiasi tipo di oltraggio si dovesse verificare in futuro”.

Vale la pena anche soffermarsi sulle parole dei due imputati, Alessandro Jacassi e Sergio Caobianco, che avevano spiegato così la matrice del loro gesto:

“L’azione non era a sfondo razzista: era un grido di dolore di fronte al bombardamento di Gaza. Non aveva assolutamente niente a che fare con il popolo ebraico, la cui storia amiamo e rispettiamo più di chiunque altro”.

Viene da domandarsi: perché i due non abbiamo fatto la stessa cosa quando dalla Striscia di Gaza Hamas lanciava missili contro i cittadini inermi israeliani?

Viene anche da domandarsi: come mai i due non abbiamo attuato la stessa protesta per altri bombardamenti avvenuti nel mondo tre anni fa? Per esempio in Siria?

Secondo il tribunale di Vercelli, i due membri del Collettivo Mattone non sono colpevoli di incitamento all’odio razziale.

Secondo un giudice di Roma, il coro “giallorosso ebreo” è riconducibile agli sfottò calcistici e non al razzismo.

Siamo sicuri che stiamo andando nella direzione giusta?

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