Calcio: per il gip “giallorosso ebreo” non è razzismo, ma solo tifo

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Calcio: per il gip “giallorosso ebreo” non è razzismo, ma solo tifo

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Due tifosi della Lazio sono stati prosciolti dall’accusa di diffondere odio razziale per aver intonato e incitato a farlo il coro “giallorosso ebreo”, durante la partita disputata tra la squadra biancoceleste e il Catania il 30 marzo 2013.

L’espressione incriminata non “ha la finalità di deridere la squadra avversaria ed è ricollegabile allo storico antagonismo” fra le due formazioni capitoline secondo il gip di Roma Ezio Damizia, che ha prosciolto i due ragazzi “perché il fatto non sussiste”. Ragazzi che erano stati ripresi dalle telecamere a circuito chiuso dello Stadio Olimpico, identificati e denunciati dalla Digos. Nella perquisizione a casa di uno dei due erano stati ritrovati: un manganello retrattile, un manifesto del terrorista dei Nar Alessandro Alibrandi e una maglietta che raffigurava Benito Mussolini. Al termine della indagini, la procura aveva chiesto il rinvio a giudizio per i due supporters della Lazio, la cui accusa non è stata accolta dal gip, il quale nella sentenza ha scritto che il coro:

“Si compone di un’espressione che aldilà della scurrilità esprime mera derisione sportiva. Sebbene l’accostamento giallorosso con ebreo possa aver assunto nelle intenzioni del pronunciante valenza denigratoria, ricollegabile latamente a concetti di razza, etnia o di religione, le modalità di esternazione non costituiscono alcun concreto pericolo di diffusione di un’idea di odio razziale e di superiorità tecnica”.

Le ripercussioni di questa sentenza sono gravissime e segnano un precedente. Circoscrivendo l’espressione “giallorosso ebreo” al mero ambito calcistico, i tifosi di Roma e Lazio potrebbero ricorrere ad altre espressioni irriguardose avvalendosi della formula “storico antagonismo tra le squadre della Capitale”. E visti i tre derby imminenti fra Roma e Lazio (uno di campionato e due di Coppa Italia) non c’è da stare allegri.

Una delle considerazioni post sentenza, oltre alla totale assurdità del collegamento fra religione e calcio, è questa: se l’espressione non fosse stata rivolta contro i tifosi della Roma ma contro sostenitori di altre squadre, quale sarebbe stata la sentenza?

Il presupposto della storica rivalità calcistica sarebbe venuta a cadere. E allora? Veramente è stata pronunciata una sentenza così grave solo perché i due soggetti del contendere sono storicamente antagonisti nel calcio?

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