David Zard, addio al leggendario promoter della musica

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David Zard, addio al leggendario promoter della musica

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David Zard. Uno dei pionieri del mercato della musica dal vivo in Italia se ne è andato all’età di 75 anni.

Ebreo di origine libica, Zard fu costretto a scappare dal proprio paese dopo la cacciata voluta da Gheddafi, con cui qualche anno prima litigò in un campo di pallavolo. I palcoscenici italiani erano lontani, ma non quella volontà di non abbassare mai la testa, anche a davanti al futuro dittatore sanguinario, il quale spesso, durante le partite, provocava gli avversari con frasi antisemite: “Maledetti ebrei, vi uccideremo tutti”. Zard rispondeva: “Intanto cercate di vincere la partita”, alludendo al fatto che la squadra della comunità ebraica di Tripoli batteva regolarmente quella di Gheddafi.

David Zard è stato più di un manager per molti artisti italiani. Da Branduardi a Nannini, passando per Cocciante, con cui condivise il grande successo di Notre-Dame de Paris. L’elenco degli artisti che David Zard ha portato in Italia è interminabile. Grazie a lui, infatti, nel nostro paese si sono esibite tantissime stelle internazionali: Michael Jackson, Madonna, Rolling Stones e Dylan, senza dimenticare i Traffic, i Genesis, Lou Reed e Santana.

Nel 1975 proprio nella tappa romana del tour di Reed scoppiarono incidenti al Palasport, in cui intervennero le forze dell’ordine a causa degli incidenti che aveva sconvolto il concerto. Questa è l’immagine delle difficoltà nell’organizzazione di un evento musicale in Italia di quattro decenni fa, quando la situazione nel nostro paese era molto diversa da quella attuale.

Difficoltà che rendono ancora più grande il genio di David Zard, capace di vedere quello che altri nemmeno potevano immaginare.

In un’intervista del giugno scorso David Zard disse:

In Libia non ho più messo piede. Quando Gheddafi, anni dopo, venne in Italia e invitò i tripolini a tornare perché ogni Paese ha bisogno dei suoi ebrei ho pensato che avrei visitato la tomba di mio padre, ma il cimitero era distrutto e le ossa sparpagliate. Mi dissero che avrei riavuto le mie proprietà e gli stessi diritti dei musulmani, così chiesi all’ambasciatore se avrei potuto anche fare il primo ministro. Mi rispose: “Non esagerare, sempre ebreo sei”.

David Zard lascia la moglie Patrizia Tomasich e il figlio Clemente, oltre a un grande vuoto nella musica e nella Comunità ebraica di Roma.

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