David Rubinger, il più grande obiettivo d’Israele

I suoi scatti hanno raccontato la storia dello Stato ebraico

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Micol AnticoliEditor & Event Manager
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Cultura

David Rubinger, il più grande obiettivo d’Israele

I suoi scatti hanno raccontato la storia dello Stato ebraico

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Tutti lo ricorderanno soprattutto per quella foto dei tre paracadutisti al Muro Occidentale, divenuto l’emblema della riunificazione di Gerusalemme dopo la vittoria della Guerra dei Sei Giorni, scatto che allo stesso David Rubinger non piaceva affatto.

Il fotografo che ha raccontato la Storia d’Israele attraverso il suo obiettivo, è scomparso ieri all’età di 92 anni, ma di lui resteranno alcuni tra gli scatti più belli della fotografia giornalistica. Classe 1924, Rubinger era nato in Austria ed emigrato nella Palestina del Mandato Britannico nel 1939; arruolato nell’Ottava Armata Britannica tra le file della Brigata Ebraica, combatté contro il nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale e divenne fotoreporter nel 1951, per diversi quotidiani israeliani.

La sua macchinetta era sempre pronta a scattare, arrivava sempre in tempo per immortalare i momenti salienti dello Stato ebraico, quasi a dar l’impressione di anticipare il corso della Storia. Nel 1967 si trovava nel Negev, quando durante la Guerra dei Sei Giorni captò da una radio militare che qualcosa di importante stava per accadere a Gerusalemme; il suo istinto non lo tradì, prese il primo elicottero che trasportava i soldati feriti e atterrò il 7 giugno nella capitale israeliana. Sentì degli spari e corse subito al Muro Occidentale: la Città Vecchia era stata conquistata da una manciata di minuti e Rubinger iniziò a fotografare tutto e tutti, in quel giorno che gli ebrei aspettavano da generazioni.
Scattò quell’immagine dei paracadutisti quasi per caso; pensava che “LA FOTO” – quella che tutti avrebbero ritenuto simbolica – sarebbe stata quella del Capo Rabbino dell’esercito Shlomo Goren, e invece i paracadutisti Zion Karasenti, Yitzhak Yfat e Haim Oshri divennero il simbolo della riunificazione della città. “Fotograficamente non è per nulla una buona foto”, dirà tempo dopo il fotografo, “a sinistra sporge il naso di un soldato coperto dai compagni davanti, mentre a destra un volto è tagliato a metà”. Non una grande fotografia a livello tecnico, dunque, ma un’immagine che ha saputo trasmettere qualcosa che è entrato nel cuore del grane pubblico, a partire da sua moglie, presa poco seriamente dallo stesso Rubinger quando indicò proprio quella come “una gran bella foto”.

Tre i suoi 500.000 scatti, memorabili sono anche quelli che immortalano il ritorno dei militari dall’Operazione Entebbe nel ’76, o la telefonata di Roosvelt a Ben Gurion nel 1952. Il suo magnifico lavoro e l’instancabile ricerca del momento giusto, furono premiati nel 1977 con l’Israel Prize.

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