La Dante Alighieri annulla l’espulsione degli ebrei del 1938

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La Dante Alighieri annulla l’espulsione degli ebrei del 1938

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La Dante Alighieri ha deciso di revocare l’espulsione degli ebrei avvenuta nel 1938, anno in cui venne promulgate le leggi razziali. Alla cerimonia tenutasi nel cortile di Palazzo Firenze, sede della Società, hanno partecipato il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e la presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello. Presente anche Roberto Ameruso, il sindaco di Tarsia, città dove nei primi Anni 40 venne aperto il grande campo di concentramento Ferramonti, in cui vennero rinchiusi 1500 ebrei.

Durante la cerimonia è stata scoperta una lapide che recita:

“La Società Dante Alighieri a 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali REVOCA l’atto di espulsione di Guido Belforte, Aldo Levi, Giulio Mondolfo, Elio Morpurgo, Ida Norlenghi e di tutti i soci di origine ebraica. In memoria. 28 ottobre 2018”.

La lapide è stata scoperta durante i lavori della giornata di studi “La cultura italiana, la Società Dante Alighieri e l’antisemitismo italiano” organizzata proprio dalla Dante a cura di Riccardi e Gabriele Rigano dell’Università per stranieri di Perugia.

Furono almeno 500 gli ebrei cancellati dalla Società, con un unico caso di resistenza: Dora Sacchetto, segretaria del presidente di Trieste espulso, che rifiutò il posto in segno di un sentimento di solidarietà, che allora era tutt’altro che scontato.

La revoca non è stata né un atto dovuto, né tardivo, perché ad alcuni dei discendenti degli ebrei espulsi, presenti alla giornata, è stato loro consegnato un diploma che li dichiara soci perpetui. Anche a distanza di decenni è importante che vengono presi simili provvedimenti, soprattutto in un clima dopo la nostalgia per il fascismo e il nazismo sembra vincere sui valori che dovrebbero essere tradizionali.

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